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facchino e macchinetta

Un nuovo segreto da svelare… pronti a partire?

Wrooomm….

Siamo pronti? Ok partiamo! Ho deciso di presentarvi un nuovo personaggio con un passato piuttosto famoso e soprattutto con un’identità non del tutto chiara, almeno per me.
Vi ho incuriosito un pochino? Giro per bene la mia chiave per caricarmi ancora un po’ e lasciate che vi spieghi.
Il confratello della Congrega degli Arguti che stiamo per conoscere viene chiamato il Facchino ed è il più giovane fra le statue parlanti di Roma. Nella realtà non è una semplice statua, ma una vera e propria fontana con le fattezze di un uomo, anche piuttosto bruttino. La fontana è opera di Jacopo Del Conte, il quale l’avrebbe costruita intorno al 1580 per incarico della Corporazione degli Acquaioli, anche se una relazione di Luigi Vanvitelli del 1751 attribuisce l’opera addirittura a Michelangelo Buonarroti. Vi è scolpito un busto, come vi dicevo, di un uomo col berretto, il volto sfigurato, con le maniche rimboccate e con una botte fra le mani da cui versa acqua.

facchino

Il Facchino, al contrario del suo precedente amico sembra un fiume in piena di parole; ci tiene a precisare che all’inizio la sua postazione era sulla via principale, via del Corso, e per evitare che il traffico rovinasse le sue fattezze fu spostato al lato del palazzo (dove sono ora) in via Lata. Abbasso un pochino i giri del mio motore perché non voglio che il mio nuovo amico mi senta, ma con voi devo per forza essere sincera: credo che lo spostamento sia avvenuto troppo tardi, il nostro amico Facchino non mi sembra essere mai stato Brad Pitt!!!
Con tono un po’ scocciato (forse mi ha sentita…) il confratello mi racconta che, un tempo, sopra la sua fontana si trovava un’iscrizione:

Ad Abbondio Rizio, nominato facchino nelle pubbliche strade, valentissimo nel legar fardelli caricarseli sulle spalle, che trasportò quanto volle, visse quanto potè e mentre portava un bariletti vino in spalla e dentro il corpo, contro sua voglia morì”.

facchino e macch

Con un certo distacco continua dicendomi anche che, secondo alcuni romani, in realtà lui rappresenta Martin Lutero. Io però a questa versione ci credo poco.
In ogni caso doveva trattarsi semplicemente di uno dei tanti acquaioli impropriamente soprannominato “facchino”. Ed è proprio per questo che vi parlavo di identità ambigua… Aldilà del nome, infatti, il nostro amico sembra un vero e proprio acquarolo (più che un facchino), cioè colui che, per vivere, andava a riempire di notte botti e botticelle d’acqua dall’abbondante fontana di Trevi e, di giorno, la offriva per le strade e alle case risparmiando alla gente, dietro modesto compenso, la fatica e la scomodità di rifornirsi.
Il “facchino” andava a riempire le sue botti di notte per evitare, probabilmente, di pagare la tassa sull’acqua. Infatti, per attingere dall’antica fontana di Trevi, per esempio, si doveva pagare, come risulta da un documento del ‘500: “Che qualunque acquarolo che piglia acqua alla fontana di Trevi de continovo tutto l’anno, paghi in tutti julii cinque: item, che tutti cavalli et muli che caricano acqua alla fontana, paghi baiocchi cinque per ciasche bestia“.

Questo fa capire che i cittadini romani avessero un gran bisogno d’acqua, nonostante le innumerevoli fontane che vi erano a Roma. La necessità si potrebbe spiegare ricordando un importante evento storico accaduto nel 537, quando i Goti non riuscendo a espugnare la città (difesa da quel fenomenale generale bizantino di nome Belisario) interruppero tutti gli acquedotti. In seguito, si cercò di riattivare alcune di quelle condutture, ma si trattò di opere insufficienti e quindi, i romani, per avere l’acqua dovettero usufruire del Tevere, come agli inizi della storia di Roma. Oppure usufruivano delle poche fontane che avevano ancora l’acqua: ecco allora che nacquero gli “Acquaroli” o come in questo caso “i facchini”. Questo mestiere durò fino al 1590. Poi i lavori di Gregorio XIII piano piano ristabilirono l’abbondanza d’acqua almeno fino a qualche anno fa quando, mi raccontano, i romani furono minacciati da una nuova penuria d’acqua; anche se questa volta non c’entravano nulla le invasioni dei Goti, bensì, la cattiva manutenzione degli acquedotti del moderno popolo…ma questa è tutta un’altra storia!!!
Mi è venuta una gran sete e credo proprio che approfitterò del mio amico per sorseggiare un pochino d’acqua. Sapevate che l’acqua di Roma per secoli è risultata la più pura e buona tanto più che qualche anno fa addirittura quello che era l’attuale sindaco decise di non utilizzare più l’acqua imbottigliata ma semplicemente quella del rubinetto. Spesso infatti i romani scherzano nominando la propria acqua diretta come “l’acqua del sindaco”.
Mi raccomando, però, se girate per Roma bevete solo l’acqua delle fontanelle (dai romani chiamate nasoni) ed evitate tutto ciò che non è potabile.
Ora torno a casa perché devo pianificare la mia prossima avventura insieme a voi…. A presto!
Wrooommmm