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Sono pronta a fare da “ponte” tra voi e il fascino di Roma!

Wrrooommm

Che ne dite: continuiamo il nostro percorso in bici sotto i ponti?

I ragazzi del 47 Boutique Hotel sono veramente geniali, hanno portato un breakfast box per permetterci di non fermarci mai. A proposito avete trovato Sgranocchio? Dite la verità non siete riusciti a trovarlo e vi siete divertiti a scattare foto alle anatre, ma non vi preoccupate abbiamo ancora tante cose da vedere…

Un attimo… Non sentite una canzone in sottofondo?…  “…Roma nun fa la stupida stasera…” Eh si, perché questa è la giusta colonna sonora per dove stiamo andando! 

Il ponte che spicca davanti a noi è il più giovane di Roma. Siamo partiti da uno dei più antichi (Ponte Milvio) ed ora eccolo qui il Ponte della Musica costruito solo nel 2011. Il ponte chiamato appunto della Musica è in realtà dedicato a Armando Trovajoli, autore della canzone “Roma nun fa la stupida”.

Il Ponte presenta una struttura ad arco di 190 metri dal design molto contemporaneo. Per realizzarlo sono stati utilizzati diversi materiali: cemento armato, calcestruzzo, legno e acciaio. La particolarità della struttura è  l’inclinazione dei due archi rispetto al piano verticale conferendo una particolare leggerezza e luminosità alla vista. 

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Al centro è stato creato un corridoio pedonale e ciclabile, facciamo un giretto veloce anche sulla parte alta? La vista è sicuramente meravigliosa: è come essere proiettati in un vero e proprio volo sul fiume!!!

Avanziamo ancora un po’ e dagli specchietti salutiamo il ponte della Musica per incontrarne poco più avanti, percorrendo circa un km, un altro magnifico: Ponte Risorgimento. Mentre pedaliamo ricordatemi il testo di  “Roma nun fa la stupida”…

”Roma nun fa’ la stupida stasera. Damme na mano a faje di de si. Scegli tutte le stelle Piu’ brillarelle che c’hai e un friccico de luna tutta pe noi….” 

Opssss! Scusate ho inchiodato ma siamo arrivati!

Nel raccontarvi questo ponte non posso non iniziare dicendovi che, la mattina dell’11 maggio 1911, quando il Corteo Reale si apprestò ad attraversare per la primissima volta il ponte, il classico clima festoso che accompagna eventi del genere di colpo sparì. Improvvisamente i volti di tutti si fecero più tesi e nervosi, malgrado i sorrisi di circostanza sfoggiati appositamente per la stampa che era lì per immortalare l’evento. Del resto, erano ormai diverse settimane che la costruzione del ponte era al centro di illazioni e gli esperti avevano dichiarato molti dubbi sulla sua effettiva stabilità. Come avrebbe potuto tenersi in piedi un arco tanto grande? Nessuno aveva una risposta, anche perché non era mai stato costruito nulla di lontanamente simile prima di allora. 

Eppure oggi, a più di un secolo di distanza, il ponte è ancora qui: il ponte un tempo considerato il più avveniristico e ardito al mondo!!! 

risorgimento

Agli inizi del Novecento, Roma era sprofondata nel baratro. Tutto avvenne in pochi anni. Divenuta capitale del Regno alla fine del secolo precedente, la città si trasformò velocemente in un enorme cantiere, così che molti intravidero nell’edilizia una facile possibilità per affari d’oro. Ovviamente le banche erano ben contente di finanziare quello che sembrava un mercato inesauribile ma ci si trovò in poco tempo a fare i conti con un’inaspettata crisi del settore immobiliare. 

Di fronte al problema, la Banca Romana escogitò un’idea all’apparenza semplicissima: stampare i soldi necessari a ripianare i debiti. 

Beh sarebbe facile se fosse così facile…. La banca emise nuove banconote (venticinque milioni di lire) in sostituzione di altrettante usurate, senza però ritirare dal mercato le vecchie. Il risultato fu che la liquidità raddoppiò di punto in bianco, riuscendo così a coprire i pesanti debiti contratti. Quando però la truffa venne inevitabilmente smascherata, lo scandalo provocò il collasso definitivo dell’economia romana.

Fu allora che venne nominato un nuovo sindaco: Ernesto Nathan. Le priorità, per lui, erano principalmente due: evitare la bancarotta e rimettere in moto l’economia. Vi ricordate la frase: “nun c’è trippa pe’ gattiecco è ciò che il sindaco provò a fare nella città di Roma.

Per fare questo, tuttavia, il sindaco non scelse di rinunciare a nuovi e ambiziosi progetti, ma preferì piuttosto regolamentarne lo sviluppo. Il nuovo Piano Regolatore, del 1908, fu quindi il primo, imprescindibile passo per un’espansione che migliorasse la città, anziché rimpinguare le tasche di pochi possidenti. 

Assecondando il piano si decise ad esempio che l’Esposizione Internazionale per i cinquant’anni del regno, prevista nel 1911, avrebbe occupato le zone dell’ex Piazza D’Armi e di Villa Cartoni. I siti sorgevano l’uno di fronte all’altro sulle due sponde del Tevere, per questo si decise contestualmente di assemblare un ponte provvisorio in legno che collegasse i due poli espositivi. Qualcuno, però, fece notare che una costruzione del genere, per quanto notevolmente più economica, avrebbe rappresentato un pessimo investimento per la città. Il sindaco si convinse che un ponte in muratura sarebbe stato un investimento migliore per Roma e i suoi cittadini e fu così che venne scelta una società che propose un progetto, per il tempo, veramente ardito.

Ponte_Risorgimento_Hennebique

I progettisti della Società G.A. Porcheddu di Torino erano convinti che sarebbero riusciti a costruire quel ponte, del resto erano i concessionari per l’Italia di un nuovo sbalorditivo brevetto proveniente dalla Francia che stava rivoluzionando il mondo delle costruzioni.

I giornali di tutto il mondo lo celebrarono come il ponte con la maggior luce mai realizzato e Roma, per la prima volta, saliva agli onori delle cronache per la sua modernità al pari delle altre grandi capitali europee come Parigi, Londra o Vienna. Era proprio ciò che il sindaco sperava, un’ottima dimostrazione di come gli anni degli scandali fossero ormai alle spalle.

Realizzarlo però fu tutt’altro che semplice, i problemi furono tanti e spesso inattesi. Si decise di non “appoggiarsi” da nessuna parte e far compiere alla struttura il salto da una sponda all’altra. 

Porcheddu e Hennebique idearono, proprio per questo motivo, un innovativo sistema di pali conficcati a distanza ravvicinata nel terreno che lo avrebbero reso incredibilmente solido. Fu con questa tecnica e una struttura complessivamente leggerissima che riuscirono nell’impresa di realizzare questo ponte!

Le forme che ne risultarono erano fin troppo moderne per l’epoca e fu per farlo accettare alla comunità del tempo che si decise di decorarlo con bassorilievi e fregi tipicamente ottocenteschi. Malgrado questo, ancora oggi, a guardare bene quest’arco così esile all’apparenza non possiamo non notare il differente senso di  leggerezza che lo contraddistingue da tutti gli altri.

Quanta acqua è passata sotto questi ponti… Quanta storia… Io rimango qui ancora un po’… La nostra avventura continua!

Wrrooommm