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Motore che tuona: l’avventura con la Congrega degli Arguti continua!

Wroooommmm…

Ho ancora il motore in subbuglio, la nostra avventura prosegue e dobbiamo andare assolutamente a conoscere gli altri confratelli della Congrega degli Arguti, non siete curiosi come me?

Ho deciso! Sgommando un po’ per l’emozione, mi dirigo verso Marforio, mi sembra il posto più vicino in linea d’aria…

Sono nel cortile di Palazzo Nuovo, presso i Musei Capitolini e davanti a me si erge una figura barbuta distesa su un fianco.

campidoglio

Ho come la sensazione di conoscere questo omone… Mi avvicino piano piano, solo una sua mano potrebbe schiacciarmi…Ma si!!! L’ho già visto! E’ famosissimo! Era nella locandina del film “La Grande Bellezza”, proprio dietro le spalle di Gep. Quasi quasi oggi sarò io a chiedere di farmi un selfie!!!

Marforio è stato rinvenuto nel Tempio di Vespasiano, tempio che durante tutto il rinascimento è stato attribuito in realtà al dio Marte. Pare che il suo nome derivi proprio da questo: Marforio = Marte in foro. Starete imparando, grazie ai miei racconti, che qui a Roma le versioni su certi aspetti non sono mai ufficiali e definitive; c’è, infatti, chi fa derivare il nome a un’iscrizione latina (ora scomparsa) che riportava “Mare in Foro” così almeno sembra fosse scritto su un documento del 1588.

Non si sa esattamente cosa rappresenti, forse un’allegoria di un fiume, forse Nettuno (il dio dei mari) anche se nella realtà… Un attimo… Marforio sembra appena essersi svegliato da un lungo sonno. Per caso ragionavo a voce alta e il suono del mio motore lo ha disturbato??

marforio e macchinetta

Marforio, come immaginavo, non è di tante parole e ci tiene a precisarmi che fra le tante leggende che girano intorno alla sua identità quella che preferisce è stata tracciata da alcuni storici che rivedevano in lui la personificazione del fiume Nera.  Il fiume Nera è l’affluente  più importante e generoso del grande Tevere, credo sia per questo che a Marforio piaccia questa identità!!!

Nonostante le grandi dimensioni, anche questa statua ha subito vari traslochi. Il suo luogo originario era il foro romano, poi, nel XVI secolo, è stato spostato per volontà del papa Sisto V prima in piazza San Marco (dove ho lasciato Madama Lucrezia) e poi lungo il muro di sostegno dell’Ara Coeli.

A Roma non è semplice la vita da statua, nel 1594 Marforio fu restaurato attraverso la ricostruzione totale di una parte del viso, del piede destro e della mano sinistra (praticamente un robocop!!!); proprio nella mano sinistra fu ricostruita una conchiglia, probabilmente prendendo spunto dalla citazione del 1588 che vi ho illustrato all’inizio.

Durante tutti questi spostamenti fu rinvenuta anche la vasca a cui la statua faceva da ornamento, che, però, non ebbe immediatamente la stessa fortuna e fu abbandonata fino al 1816 e usata come abbeveratoio per gli ignari, ma fortunati, animali romani…

Come in tutte le belle storie che si rispettano, finalmente nel XVII secolo, quando

Innocenzo X spostò la statua di Marforio al Campidoglio, sistemarono la bella vasca insieme a lui e la coppia si riunì.

marforio

 

Morforio, come ho scoperto nella mia avventura precedente, era più famoso come “spalla” di Pasquino (non vedo l’ora di conoscere personalmente questo Pasquino, deve essere un tipo senza troppi peli sulla lingua). Infatti, le sue satire più importanti sono legate al continuo botta e risposta e alle provocazioni lanciate da Pasquino.

Tra le tante “pasquinate” quella rimasta famosa riguarda Napoleone e l’occupazione di Roma da parte dei francesi. Pare, infatti, che, durante un periodo di forte razzia francese, Marforio chiese a Pasquino: “E’ vero che i francesi sono tutti ladri?”, la risposta di Pasquino non si fece aspettare: “Tutti no, ma Bona Parte!”.

Questi due si “divertivano” proprio costruendo veri dialoghi che nemmeno whatsapp saprebbe mantenere. Tanto più che, pur di far tacere Marforio, fu designato un “Custode della fonte”, tale Prospero Jacobacci, che, secondo gli annali, per evitare che i romani continuassero a usare la statua come veicolo di satira, ricevette come compenso “quattrocento libbre di cera bianca, dodici di pepe, una scatola bianca di pignolato, otto libbre di nocchiate, sedici di confetti in quattro scatole dipinte, quattro fiaschi di vino, trenta paia di guanti e un rubbio e quattro scorzi di sale”. I potenti ci tenevano proprio a far star zitto Marforio!!!!!

Sono stanchissima! Cercare di capire come dovevano passare i loro giorni i romani durante le varie fasi della storia di questa grande città mi richiede moltissima carica. Non doveva essere facile ribellarsi a un potere così forte che decideva il bello ed il cattivo tempo, per fortuna che questo popolo ha sempre trovato il modo di far sentire la sua voce e di combattere (a modo suo) i soprusi di politiche spesso corrotte.

Torno verso “casa”. Del resto sono ancora vicinissima e qui intorno ci sono mille cose da vedere e da fare.

Appena varco la soglia mi viene in mente che ho ancora una piccola curiosità: “ Scusi chef, ma… come si preparano le nocchiate???”

Shhh… voi non lo dite a nessuno e continuate a leggere:

 Ingredienti:

250 g di nocciole senza guscio

125 g di zucchero

2 uova medie intere

1 cucchiaino di cacao amaro

1 cucchiaio di farina 00

Per fare le nocchiate dovete prima tostare le nocciole qualche minuto in forno poi togliere la pellicina. Una volta tostate, tritatele grossolanamente e versatele sul piano da lavoro leggermente infarinato. Fate il classico buco al centro e aggiungeteci tutti gli ingredienti e impastate il tutto. Considerate che sarà un impasto molto molle, ma non deve essere liquido. Formate delle palline grandi quanto volete e sistematele su una teglia ricoperta con della carta da forno e fatele riposare in frigorifero almeno due ore. (Consiglio dello chef: per fare bene le palline bagnatevi le mani con l’acqua). Cuocete le nocchiate a 180 gradi per circa 20 minuti poi sfornate e fate raffreddare.

 

Poi fatemi sapere se valeva la pena stare notti intere in compagnia di Marforio per assaggiare queste prelibatezze!!!!