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La mia prima avventura

Wrrooomm… e buongiorno a tutti!

Ho appena acceso i miei fanali, resterei volentieri sdraiata qui. Si sta veramente comodi, ma vi ho promesso avventure ed è quello che accadrà.

macchinetta cuscini

Mi affaccio dalla mia finestra, i fari sono accesi e… cosa vedono i miei fanali?

È proprio qui di fronte a me, sono stata per così tanto tempo lasciata in una scatola che non posso credere a ciò che vedo: la città eterna, sono a Roma! La mia nuova casa è la città più bella del mondo!!!

Basta perdere tempo tra i cuscini: sono pronta, esco e la nostra avventura può avere inizio!

Attraverso la strada e sono già nel pieno della storia romana…se spengo i fanali e il motore riesco ancora a sentire delle voci…tante voci…mi sembra di essere in un mercato.

Ho capito dove sono! Sono al Foro Boario, la zona in cui gli antichi romani vendevano bestiame e carni.

macchinetta foro boario

Strani questi antichi romani nel bel mezzo di un mercato hanno costruito i due templi più affascinati della storia: Ercole Vincitore e Portuno. Chissà quante cose possono raccontare questi magnifici templi e come hanno fatto ad arrivare fino ai nostri giorni!

Mi avvicino lentamente. In fondo sono davanti al più antico edificio in marmo attualmente esistente a Roma: il Tempio di Ercole Vincitore. Qui a Roma lo chiamano il tempio rotondo. I romani danno un soprannome a tutto anche agli oggetti più cari.

Pensate che fin dal Rinascimento lo chiamavano Tempio di Vesta (è molto simile al tempio di Vesta presente nel Foro Romano) poi qualcuno curiosando un po’ (magari qualche curioso come me) ha scoperto una dedica (si insomma come un commento sui post dei social) lasciata da un ricco commerciante di olive che attribuiva il tempio ad Hercules Victor (Ercole Vincitore, per l’appunto protettore degli oleari) ed ecco qui che giustizia è stata fatta ed Ercole ha riavuto il suo tempio! Il tempio fu realizzato interamente in marmo nel I secolo a.C.. Nel XII secolo fu trasformato in una chiesa, prima dedicata a Santo Stefano Rotondo e in seguito a Santa Maria del Sole (nel XVI secolo) poiché, proprio qui vicino, fu trovata un’immagine della Madonna da cui partiva un raggio di sole.

Faccio un giro su me stessa, mi piace sentire la ghiaia sotto le ruote…ops forse sto alzando un po’ di polvere, ma sono così elettrizzata….!

Ora davanti ai miei fanali si trova il Tempio di Portuno, il Dio romano dei porti (secondo alcuni anche delle porte!!!). Portuno e Tiberino, entrambi figli di Giano, erano tra le più antiche divinità italiche. Pensate che il 17 di agosto si celebra Portunalia, la festività legata a Portuno, con dei riti particolarissimi come, ad esempio, quello di gettare delle chiavi nel fuoco, oppure quello di portare le chiavi nel Foro come sacrificio di espiazione. Anche in questo caso sembra che all’inizio ci sia stato un errore di identificazione! Infatti, questo antichissimo tempio ebbe a lungo la denominazione di “Tempio della Fortuna Virile” e fu identificato solo negli anni venti con il tempio dedicato al Dio Portuno, ricordato da Marco Terenzio Varrone. Questo tempio è uno dei pochi dell’età repubblicana arrivato integro.

Mi avvicino un pochino e mi rendo conto che il tufo, che ricopre le facciate del tempio, è intonacato… nell’antichità creavano l’effetto del marmo intonacando le facciate, che furbi questi romani!!!

Un attimo, ma cosa c’è dall’altra parte della piazza, cosa fanno tutte quelle persone in fila davanti ad un cerchio di marmo? Ehi ma quella è la famosa Bocca della Verità?!?!? La stessa che ho visto al cinema? Ma è la stessa bocca che mangiava la mano ad Audrey Hepburn?
Ci voglio provare anch’ io! Adesso infilo la mia chiavetta dentro e provo a dire che… meglio di no, non sfidiamo la sorte.

macch&bocca

Ma… questo cerchio è grandissimo, sono quasi 2 metri di diametro! Dicono che a suo tempo fosse utilizzato come chiusino di una cloaca; alcuni pensano sia la copertura di un tombino altri di un pozzo. Sembra il ritratto di un fauno ispirato a una divinità fluviale magari a Portuno, visto che vengo proprio da lì!

I romani sembrano attribuire a questo medaglione gigante la capacità di decretare la verità; infatti sembra che anticamente la “magica” pietra fosse in grado di riconoscere le infedeltà coniugali, soprattutto quelle femminili.

La mal capitata doveva, quindi, inserire la mano all’interno della fessura (all’altezza della bocca) e dall’altra parte ben celati si trovavano uno o più addetti, assoldati da qualche ricco patrizio, pronti a punzecchiarla con spilloni o forbici.

Sembra, però, che si narri ancora la storia di una donna molto furba che ebbe modo di prendersi una bella rivincita proprio grazie alla Bocca della Verità. La leggenda racconta che la donna fu sorpresa da alcuni vicini di casa a intrattenere il giovane amante mentre il marito era fuori città. Il marito informato dai vicini pettegoli (oggi si chiamerebbe gossip!!!) non credendo alle difese della moglie chiese di avere in pubblico la prova della verità. Il giorno stabilito per la prova un giovane ragazzo si fece largo tra la folla e saltellando e sgomitando arrivò di fronte alla donna in questione e la baciò tra il clamore della folla. A quel punto la donna portata davanti alla grande bocca infilando la mano disse: “Giuro che nessun uomo mi ha mai abbracciato e baciato, all’infuori di mio marito e di quel giovane matto!”. La Bocca non si chiuse né punse la mano della donna perciò il marito fu costretto a ricredersi. Secondo voi la moglie si era messa d’accordo con l’amante escogitando un piano diabolico ed infallibile? Ai romani piace pensarla così!!!

Ho fatto pochi metri e ho già scoperto tantissime cose.

Roma e i romani sono così divertenti, le loro leggende, i loro soprannomi; c’è così tanto da dire che ho bisogno di fare una piccola pausa… torno al mio “garage” a pochi metri da qui e mi preparo ad una nuova avventura… Aspettatemi!!! Wrooom!