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Girovagando per Campo de’ Fiori

Wrrooommm!

Abbiamo appena lasciato il fascino romantico e discreto di via Giulia e attraversando Piazza Farnese ci ritroviamo nel Vicolo del Gallo. So che a voi motori avventurosi non dice molto questo vicolo, ma mentre i miei pneumatici calpestano i cubetti di porfido (comunemente chiamati sanpietrini) sento delle strane energie attraversarmi i pistoni, mi sento osservata e non capisco bene perché o meglio da chi…

Sono quasi arrivata a Campo de’ Fiori e c’è qualcosa che mi frena: tra il civico 11 e il 14 sorge un palazzetto comunemente chiamato “Locanda della Vacca”. Dei tempi passati sono rimaste le forme: un arco sopra il piccolo portone  e uno stemma che ci ricorda chi fu la padrona di questo immobile: Vannozza Cattanei (1442-1518). Questa donna fu un personaggio molto importante e controverso per la storia di Roma: passò da una vita dissoluta a una ricerca totale della redenzione. Possiamo “abbagliare” la sua bellezza in due ritratti che sono arrivati fino a noi: la prima immagine si trova nel refettorio di San Cosimato, l’altra nella Galleria Borghese realizzata da Innocenzo Francucci. Come mai questa donna è stata così importante per Roma? Probabilmente i ritratti non le rendono tanta giustizia, ma con il suo fascino riuscì a sedurre il cardinale Rodrigo Borgia (poi papa Alessandro VI) e probabilmente anche Giuliano della Rovere (poi papa Giulio II). Di certo sappiamo che dalla sua relazione con Rodrigo nacquero 4 figli: Giovanni, Cesare (chiamato il Valentino, assassino del fratello Giovanni e personaggio emblematico del Principe di Machiavelli), Goffredo e la bellissima e altrettanto famosa Lucrezia (forse una delle figure più importanti dell’intero Rinascimento italiano, definita femme fatale e cospiratrice a livello dei nostri 007!!!). Nella sua vita da amante, Rodrigo le procurò ben tre mariti “di copertura”, ma fu la loro separazione (dovuta all’elezione a papa di Rodrigo e alla sostituzione nel ruolo di amante tra Vannozza e Giulia Farnese) a far intraprendere la carriera di “ostessa” alla nostra protagonista di oggi. Vannozza divenne così imprenditrice e pose lo stemma all’ingresso del palazzetto che troviamo davanti a noi oggi. Nella realtà il nome della locanda era Locanda del Gallo, ma per tutti i romani divenne presto “Locanda della Vacca”, probabilmente poiché era solita ospitare prostitute per clienti di alto bordo. La leggenda vuole che nonostante la redenzione della donna il suo fantasma si aggiri ancora di fronte l’ingresso della locanda impaurendo i malcapitati nei vicoli di Roma alla ricerca dei suoi 4 figli, allontanati dai progetti paterni che li voleva far crescere come prìncipi nella “corte vaticana”. Forse è il suo fantasma quello che i miei tergicristalli percepiscono??? Meglio filare via!!!

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Qualche metro più avanti dalla leggendaria locanda si apre una delle piazze più affascinanti e famose di Roma: Campo de’ Fiori. In questo luogo si intrecciano storia e leggenda della Città Eterna. Partendo dall’origine del nome come sempre incerta e ambigua. Alcune storie raccontano che sia dovuto addirittura al generale Pompeo che proprio in questa piazza amò Flora, donna bellissima e affascinante in onore della quale sarebbe stato costruito un teatro, ormai completamente scomparso. Altre leggende, forse leggermente più attendibili, definiscono come il nome derivi dalla presenza di migliaia di fiori di campo che crescevano indisturbati proprio sotto i miei pneumatici. In realtà le descrizioni dei tempi della piazza la raccontano come una fila di palazzi di importanti signorotti locali a ridosso di un campo fiorito sulle sponde del Tevere.

Nel XV secolo (sotto il papato di Callisto III) la piazza divenne come la vediamo oggi e testimone di un’epoca ricca di trasformazioni importanti per la città.

Nel giro di poco Campo de’ Fiori divenne centro nevralgico dell’economia papalina di Roma: qui si svolgevano mercati, incontri tra nobili (soprattutto presso la locanda che prima vi ho descritto), ma la storia di questa piazza ha anche dei lati oscuri e inquietanti. Al centro della stessa troviamo una statua scura e cupa  nel punto in cui, in tempi passati, si trovava un patibolo. Campo de’ Fiori, infatti, era anche il luogo dove si tenevano le esecuzioni e le torture durante l’inquisizione. La vittima più famosa fu proprio il personaggio al quale fu dedicata la statua simbolo: Giordano Bruno (arso vivo sul rogo il 17 febbraio del 1600). Il filosofo sfidò il potere supremo della Chiesa di quei tempi affermando l’infinità dell’universo e il moto della terra. Fu rinchiuso in carcere per tre anni e alla fine giustiziato.

Storica rimane la sua frase: “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”.

giordano bruno

La statua realizzata dallo scultore Ettore Ferrari fu fortemente voluta nel 1889 da grandissimi nomi come: Walt Whitman, Victor Hugo, Silvio Spaventa e Henrik Ibsen.

Se la guardate bene potete notare che lo sguardo “severo” del filosofo punta esattamente la zona di San Pietro (dove risiedeva il suo accusatore), le sue mani sono incrociate su un grande libro come se una sorta di catena gli legasse i polsi e rendesse impossibile aprirlo, in più, ha questo grande cappuccio che gli copre il volto a infittire il mistero del suo personaggio.

Un’altra particolarità della piazza è la fontana che troviamo di fronte a Giordano Bruno; realizzata da Giacomo Della Porta fu l’ultima del progetto di riqualificazione in seguito alla ramificazione sotterranea dell’acquedotto dell’Aqua Virgo (terminato nel 1570).

La fontana consisteva in una vasca ovale esterna (posta 4 gradini in basso rispetto al manto stradale a causa della poca pressione dell’acqua in quel punto) e contenente un’altra vasca ovale in marmo bianco sui cui lati erano scolpite due maniglie ed una rosa centrale.

L’acqua veniva versata nella vasca esterna da 4 delfini in bronzo: gli stessi delfini che qualche anno prima erano stati realizzati per la fontana che abbiamo visto a Piazza Mattei (poi mai posizionati e direttamente sostituiti dalle tartarughe!!!).

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Vi state chiedendo perché non vedete nulla di tutto quello che sto descrivendo davanti a i vostri fanali? Semplice, come vi dicevo, già da allora la piazza era usata come luogo di mercato e nonostante le multe e le punizioni (anche corporali), si continuava a gettare sporcizia ed avanzi all’interno della fontana utilizzandola come una vera pattumiera. Nel 1622 si pose termine a tanto degrado attraverso un gesto piuttosto particolare: si eliminarono i delfini (da quel momento andati persi) e si pose sulla vasca un coperchio di marmo con un grosso pomello centrale. Questo strano accorgimento diede alla fontana l’aspetto di una vera e propria zuppiera o “terrina”( per questo i romani la chiamarono fontana della terrina). La fontana che vi sto descrivendo, in realtà, sorgeva dove adesso troviamo la statua di Giordano Bruno e fu asportata del tutto e solo nel 1924 fu sostituita con una “copia moderna” priva di zuppiera.  La zuppiera o terrina si trova ora poco distante da qui, di fronte alla Chiesa Nuova.

Vi state rendendo conto di quanta storia reale o presunta è passata in questa città? E siamo solo all’inizio delle nostre avventure!!!

Wrooooommmmm