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Borgo pio blog

Come in “Angeli e Demoni”

Wrrooommmm…

Come state motori ruggenti? Ieri al cinema del 47 Boutique Hotel ho rivisto un film spettacolare: Angeli e Demoni, ve lo ricordate? Ci sono dei passaggi girati proprio a Roma, quindi ho deciso di spostare il mio cofano da quelle parti e sperdermi un po’ tra la storia e la leggenda, venite con me?

Rieccoci qui Castel Sant Angelo ma questa volta perlustreremo tutto il borgo che da questo punto si espande verso il Vaticano a partire dal famoso passetto (ricordato proprio nel film): una cortina muraria di quasi ottocento metri di lunghezza alla quale si accede, dopo aver superato il portone di Castel Sant’ Angelo, attraverso l’ingresso del Bastione di San Marco, quello sormontato da una piccola cupola. Il sentiero sorge su parte delle vecchie mura difensive fatte erigere da Leone IV e negli anni ha scatenato fantasie e leggende popolari. Si racconta, infatti, che non tutti i pontefici  utilizzarono il Passetto di Borgo come via di salvezza. Ad esempio mentre la storia racconta che papa Clemente VII, nel 1527, lo attraversò per scampare alla cattura dei Lanzichenecchi sembra che il poco “casto” Rodrigo Borgia, noto come papa Alessandro VI (e passato agli onori della storia anche per le sue innumerevoli scappatelle amorose) usasse il Passetto per raggiungere furtivamente i suoi appartamenti privati e trascorrere la notte con le sue numerose amanti. Leggende popolari, queste, dalle quali però sono nati detti e superstizioni, come ad esempio lo scaramantico aneddoto secondo cui il Passetto di Borgo avrebbe “miracolosi” poteri per la virilità. Infatti, leggenda vuole, che percorrendo il camminamento di ottocento metri per 77 volte di seguito, avanti e indietro, gli uomini siano in grado di recuperare la virilità perduta. Nel film di ieri sera i due protagonisti, ringraziando il cielo, non percorrevano 77 volte il passetto ma lo usavano (una sola volta, fortunatamente!) per raggiungere  attraverso «un bastione merlato che sembrava un acquedotto romano»  (erroneamente) la biblioteca privata del Papa. Diciamo che Dawn Brown si è preso una licenza poetica: noi comuni avventurieri non capiteremo nel bel mezzo del momento lettura e relax del papa!!!

passetto

Superato il passetto ci ritroviamo praticamente a Borgo Pio; il “Borgo” consiste in una strada che collega via di Porta Castello a Via di Porta Angelica ed il suo toponimo deriva dal nome del Papa che la fece costruire, Pio IV, con tanto di bolla, datata 5 dicembre 1565. Il documento descriveva dettagliatamente i lavori previsti per il nuovo borgo, reso ameno, salubre e privilegiato; inoltre decretava che fosse rialzato rispetto al resto della città  per eliminare i rischi derivanti dalle inondazioni del Tevere ed a tal proposito ordinava che vi fosse realizzata anche una rete fognaria. Attraversando Borgo Pio, dove la strada si allarga e forma una piazzetta (piazza del Catalone), troviamo una fontanella piuttosto singolare, sorge isolata nel bel mezzo dell’ingresso della piazza e ricorda un’edicola romana, quelle che solitamente sono poste lungo le vie consolari, dedicate agli déi pagani. 

La fontana, circondata da due colonnine unite da una sbarra in ferro, è costituita da una semplice edicola rettangolare in travertino, timpanata in alto ed addossata ad una costruzione in laterizio. L’arcata superiore presenta lo stemma papale, con il triregno e le chiavi decussate, mentre la parte centrale è formata da una semplice cannella che versa l’acqua nella sottostante vaschetta. Si lo so mi state tutti guardando male… vi ho sempre detto che l’acqua delle fontanelle di Roma è tra le migliori al mondo ed oggi vi porto davanti ad una fontana con la scritta ACQUA MARCIA, che naturalmente si riferisce all’acqua che alimenta la fontanella. Ma questa scritta in realtà ci suggerisce solo la datazione della fontana:  fu fatta costruire intorno al 1870 da papa Pio IX in occasione dei lavori di ripristino dell’antica aqua Marcia e che proprio dal nome del pontefice fu poi ribattezzata Acqua Pia. Infatti l’Acqua Marcia (in latino Aqua Marcia) è il terzo acquedotto di Roma antica, costruito nel 144 a.C. e lungo circa 90 km, voluto dal pretore Quinto Marcio Re al quale, per terminare la realizzazione dell’opera  fu anche, in via eccezionale, prorogata la naturale scadenza della magistratura. Quindi miei motori assetati non temete di Marcio qui c’è solo il nome l’acqua è veramente dissetante!

Cosa vedono i miei fanali? Vediamo se siete attenti anche voi. Cercate sui muri qui vicino un cerchio inciso nella pietra, trovato? Lo so che questo strano disco non vi dice molto, ma in passato ha avuto un peso fondamentale nella vita dei romani.

La carestia a Roma limitava di molto la quantità di farina a disposizione dei fornai del rione ed Il prezzo di vendita di una pagnotta era stabilito dalla legge. Gli scaltri fornai ,quindi, per guadagnare di più diminuivano le dimensioni delle pagnotte a discapito dei poveri acquirenti. Il Papa se ne accorse e intervenne con una soluzione drastica e molto semplice: fece incidere appunto questo disco che doveva rappresentare l’esatta dimensione della pagnotta venduta, con tanto di bordi rinforzati per evitare manomissioni.

Le “stranezze” di questo posto non finiscono qui. Sapete chi è Annone? No, non intendo il generale cartaginese, ma qualcosa o meglio qualcuno di molto più grosso. Annone è il nome che fu dato al particolarissimo elefante bianco regalato dal re Manuele d’Aviz di Portogallo per l’incoronazione di papa Leone X. 

La nave che trasportava Annone (chiamato così appunto in onore del generale cartaginese) arrivò da Lisbona a Roma il 12 marzo 1514. Il mastodontico animale venne portato in processione per le strade della capitale, insieme a due leopardi, una pantera, alcuni pappagalli, tacchini rari e cavalli indiani. Il Papa attendeva l’arrivo del corteo a Castel Sant’Angelo; una volta giunto al suo cospetto, Annone si inginocchiò per tre volte in segno di omaggio, strofinandogli la proboscide sulle pantofole; poi, obbedendo ad un cenno del suo custode indiano, aspirò l’acqua con la proboscide da un secchio e la spruzzò non solo contro i cardinali, ma anche contro la folla. La custodia di Annone era riservata ai “favoriti” del Papa. Essere vicini all’elefante era un segno di grandissimo prestigio. La fortuna toccò  a Raffaello Sanzio – che lo riprodusse in un dipinto dopo la morte (opera che non si è conservata). E poi anche al poeta Pietro Aretino, che ne fece argomento della sua commedia satirica “Le ultime volontà e testamento di Annone, l’elefante”, in cui raccontava i vizi della gerarchia vaticana, dei cardinali e dei nobili. Annone viveva in una particolare struttura posta nel cortile del Belvedere, ma, successivamente, venne trasferito all’interno di un edificio, per lui costruito, che si trovava tra la Basilica di San Pietro ed il Palazzo Apostolico, nei pressi di Borgo Sant’Angelo.

Insomma Annone è stata la mascotte, per un certo periodo, di Roma e del Papa un po’ quello che sono io all’interno della famiglia del 47, solo che io preferisco correre nella splendida corte invece che “annaffiare” gli spettatori!!!

Ora torno in hotel, voglio capire qualcosa in più sulla Roma dei papi, ma soprattutto devo assaggiare i nuovi piatti dello chef…

Wroooooommmm