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macchinetta abate luigi

Un’avventura da perderci la testa!

Wroooommm!

Le nocchiate erano deliziose… le avete provate? Ho ancora le turbine in subbuglio!!! 

Sono talmente carica che nulla mi può fermare: andiamo a conoscere la terza statua della Congrega degli Arguti!

Eccomi qui in quello che un tempo si chiamava Vicolo dell’Abate Luigi proprio in onore dell’omonima statua parlante. Ad oggi il vicolo è stato completamente inglobato in piazza Vidoni, ma un tempo la nostra statua era così simpatica al popolo romano da spingerlo addirittura a dedicargli il nome di una strada.

Sarò sincera: i miei pistoncini non sono proprio contenti. L’Abate Luigi non mi ha ancora proferito parola; eppure i suoi colleghi erano così loquaci… un attimo mi è tutto chiaro ora: il povero Abate non può parlare perché è senza testa!!!

abate luigi

La statua dell’Abate Luigi fu rinvenuta agli inizi del Cinquecento durante gli scavi nei pressi della chiesa Sant’Andrea della Valle per l’ampliamento di palazzo Vidoni. Più che un vero e proprio abate la statua sembra raffigurare un console o un magistrato dell’antica Roma, ma ormai siamo abituati alla fervida immaginazione del popolo romano e quindi non ci dovrebbe stupire affatto sapere che il suo nome, con molta probabilità, è dovuto al fatto che  Luigi era il nome del sagrestano che viveva nell’adiacente chiesa del Santo Sudario dei Savoiardi e tra i due ci fosse una notevole somiglianza.

Il nostro Abate Luigi non ha mai realmente digerito la fama dei suoi colleghi, in particolare di Pasquino e Marforio tant’è vero che pare scrisse un violento sonetto in terzine proprio contro Pasquino, protetto secondo lui proprio da un cardinale:

“Il decor della toga ciascun credi/ che conservo illibato, e senza macchia,/benché sì sporco, o passegger, mi vedi./Se havessi anch’io dei cardinal la pacchia,/ la figura farei più do Pasquino,/che come rana in un pantano gracchia./Lo compatisco, ché egli ha costume,/da che i romani la sua statua fecero,/dir malo ancor di chi lo rese un nume./ Quindi è che il Babuin, Marforio appresero,/per farsi uguali a lui, dir sempre male/di quelli che immortali hoggi si resero”.

Probabilmente questo risentimento nei confronti del “capo” della Congrega degli Arguti fece sì che partissero delle vere e proprie retate nei confronti del nostro Abate che fu ,negli anni, vittima di decapitazioni continue. Ad oggi come vi ho detto è privo di testa. Addirittura nel 1888 il principe Bandini, divenuto proprietario del palazzo Vidoni, fece spostare la statua dalla nicchia esterna del palazzo al suo interno, come decoro del grande scalone e soprattutto per tutelarla dai continui atti vandalici. Con l’occasione Giuseppe Tomassetti scrisse l’epigrafe che è tutt’oggi visibile ai piedi della statua:

“Fui dell’antica Roma un cittadino/ ora abate Luigi ognun mi chiama/conquistai con Marforio e con Pasquino/ nelle satire urbane eterna fama/ebbi offese, disgrazie e sepoltura/ma qui vita novella e alfin sicura”.

L’Abate Luigi non è rimasto a lungo in quel luogo sicuro. Dopo essere stata spostata nel cortile di Palazzo Chigi, la statua, finalmente nel 1924, per tacitare le insistenti richieste dei romani amanti delle tradizioni, è stata riportata alla luce del sole e collocata nell’angolo di piazza Vidoni dove ancora oggi si trova.

Purtroppo, però, la civiltà dell’uomo è rimasta indietro e più volte i vandali hanno preso di mira la testa dell’Abate Luigi a partire dalla prima che era addirittura sfigurata. Dalla fine dell’ottocento e più volte nel XX secolo: intorno agli anni trenta, nel ’66, nell’84 fino ad arrivare addirittura al 2013.

Per fortuna i vandali hanno portato via l’unica parte non originale della statua. Infatti, già nell’Ottocento, dopo l’ennesima decapitazione, la sovrintendenza decise di realizzare una copia della testa e conservare l’originale  nel Museo di Roma in Trastevere.

Certo, ancora oggi la statua non ha la testa e probabilmente oggi come allora il povero Abate dovrebbe sentenziare:

“O tu che m’arrubasti lla capoccia,/vedi d’ariportalla immantinente;/ sinnò, vòi vede? come fusse gnente,/me manneno ar Governo. E ciò me scoccia”.

E’ proprio in ricordo delle sventure dell’Abate che popolarmente si dice “L’Abate Luigi perde spesso la testa”, particolare grazie al quale la statua ha finito per simboleggiare il politico spesso voltafaccia, restando legata in particolare alle “pasquinate” che un tempo venivano affisse al suo piedistallo.

macchinetta lato

Mi spiace non aver potuto parlare direttamente con questo confratello… ma le nostre avventure devono continuare e dobbiamo ancora conoscere altri tre Arguti

Wrooommmm