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Sono finita sotto ai ponti!

Wrrooommm!

Buona giornata miei avventurosi amici, come state? 

Oggi ho intenzione di farvi pedalare un pochino. Si pedalare avete capito bene!!! Qui al 47 Boutique Hotel organizzano dei magnifici bike tour ed oggi ho deciso di approfittare di questo servizio per fari vedere Roma da un altro punto di vista: dal basso!

macchinetta bici

Il fascino del Tevere, anzi del “biondo Tevere” per Roma ed i romani è immutabile nel tempo. Il fatto che l’esistenza stessa di Roma sia strettamente legata al Tevere è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione: Romolo e Remo sono nella cesta, arenati sotto un albero, e succhiano il colare zuccherino dei suoi frutti. Il mito narra che fu Enea, il celebre eroe profugo da Troia in cerca di patria, a giungere nella zona dove sarà fondata Roma, proprio risalendo la foce del fiume che allora era noto come Albula. Il fiume fu poi chiamato Tevere, probabilmente in onore di una divinità fluviale o di un Re chiamato Tiberinus.

I Romani erano profondamente coscienti dell’importanza del fiume e hanno amato il loro Tevere fino a mitizzarlo e a considerarlo uomo vivo e vegeto (il Biondo Tevere per l’appunto). In numerosi monumenti e nelle bellissime fontane di Roma spesso si nota una figura imponente, un vecchio dalla lunga barba, appoggiato ad un’anfora con accanto un remo, una cornucopia e due gemelli allattati da una lupa. E’ lui l’antico Tevere, saggio, artefice e patrono della Roma “Caput Mundi”.

Il nostro tour con la magnifica guida del 47 inizierà da uno dei  ponti più antichi di Roma: Ponte Milvio. L’altro ponte contendente al titolo del più anziano di Roma lo abbiamo già incontrato durante il nostro giro sull’Isola Tiberina. 

Presso questo ponte confluivano, oltre alle vie storiche e ancora esistenti Cassia  e Flaminia, anche la “Clodia” e la “Veientana“. La sua origine risale, con molta probabilità, al IV-III secolo a.C. ed era inizialmente in legno; fu poi rifatto ex novo e prese il nome del magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale “Molvius”, a seguire “Molvio” e quindi Milvio. Ma per i romani fu e resta “ponte Mollo”! Si avete capito bene Mollo: la denominazione, secondo una strana leggenda, deriva dal fatto che anticamente molleggiava. Ma sembra più certo che il nome gli derivi dallo stato pietoso in cui il ponte, durante la sua lunga storia, si sia più volte venuto a trovare, nonostante i vari restauri a cui veniva sottoposto. Si racconta, infatti, che verso la metà del Trecento un certo frate di nome Acuzio andava girando per Roma per raccogliere offerte da utilizzare per il restauro del ponte “il quale era per terra”. Nel 109 a.C. venne ricostruito dal censore Marco Emilio Scauro. 

ponte milvio

È un ponte importante per la storia romana e per il Cristianesimo, in quanto vi ebbe luogo la conversione di Costantino. Nel 1450 papa Nicolò V fece eseguire lavori di restauro, completati nel 1457 da Clemente III: in questa occasione sparirono le parti in legno e fu portata a termine anche la ricostruzione dell’antica torre di guardia, il cui ingresso, per volontà di Pio VII, venne foggiato a forma di arco dal Valadier. Nel 1849 i garibaldini, allo scopo di ritardare l’entrata a Roma delle truppe francesi, distrussero una parte dell’arco e la pavimentazione del ponte, come ricordato da una lapide del 1931 murata dentro l’arco del torrione. Le riparazioni furono subito eseguite dall’architetto Francesco Azzurri per incarico del governo pontificio.

La testata del ponte verso viale Tiziano è ornata con le due statue marmoree della “Immacolata” di Domenico Pigiani (1840) e di “S.Giovanni Nepomuceno” di Agostino Cornacchini (1731). Questo Santo era un boemo ed è ricordato perché venne annegato nella Moldava, per ordine di re Venceslao IV. Per il suo martirio fu santificato ed a lui si rivolgevano in preghiera tutti coloro che avevano a che fare con i fiumi, per chiederne protezione dagli annegamenti. Inoltre, per aggiungere un po’ di magia, si dice anche che questo Santo protegga i segreti. Infatti la statua è accompagnata da un puttino che porta l’indice della mano destra sulla sua bocca quasi per invitare al silenzio. 

L’altro versante del ponte, quello che prospetta su viale di Tor di Quinto, presenta invece due statue ai lati dell’arco del Valadier raffiguranti il “Battesimo di Cristo”: a destra si trova S.Giovanni Battista ed a sinistra Gesù Cristo. Le statue furono poste qui dal Valadier, in realtà sono solo delle copie, gli originali si trovano al Museo di Roma di palazzo Braschi. Il ponte misura metri 152 di lunghezza, 7,5 metri in larghezza ed ha sei arcate in muratura.

 

Proseguendo la nostra pedalata incontriamo un altro ponte famoso per i romani come Ponte del Foro Italico. Nella realtà il nome è Ponte Duca D’Aosta poiché fu eretto in nome di Emanuele Filiberto di Savoia, comandante della III Armata durante la Prima Guerra Mondiale. L’Armata vide momenti difficili per la ritirata di Caporetto, ma seppe riconquistare le posizioni avanzando con rapidità proprio sotto i pressanti ordini del Duca. Il Ministero dei Lavori Pubblici, nel 1935, diresse un appalto per la progettazione e realizzazione del ponte, a cui parteciparono molte ditte specializzate: furono presentati 18 progetti, tra cui anche quello dell’ingegnere Enrico Del Debbio, che aveva realizzato il Foro Mussolini (oggi Foro Italico), ma fu scelto quello dell’architetto Vincenzo Fasolo e così l’appalto dei lavori venne vinto dall’impresa Allegri che si avvalse dell’opera dell’ingegner Antonio Martinelli, coadiuvato dall’ingegner Serra. Il ponte, iniziato il 21 giugno 1936, fu completato nel 1939 ed entrò in funzione il 26 marzo di quello stesso anno per collegare il quartiere Flaminio al Foro Mussolini.ponte duca d'aosta

I cippi marmorei, posti alle testate del ponte, riportano, scolpite, scene di guerra a ricordo degli episodi della Guerra, che ha avuto luogo sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile e Piave. Gli scultori di tali opere furono: Ercole Drei, Domenico Ponzi, Oddo Valenti e Vico Consorti. Il ponte collega il Lungotevere Flaminio a piazza Lauro De Bosis, misura 222,30 mt in lunghezza, 30 mt in larghezza e presenta un’arcata centrale in cemento armato più due arcate laterali minori, che non poggiano, in realtà ,sul fiume ma sulle sue sponde, con la funzione di sfiatatoi in caso di grandi piene. La grande arcata centrale è lunga 100 metri ed è realizzata tramite costoloni di altezza variabile che rendono la struttura snella ed elegante. L’intera opera è rivestita in travertino di Tivoli. Vi invito a passare qui durante il tramonto: questo marmo bianco restituisce i colori in tutti i toni dell’arancio e sono realmente magici!!! 

Ma avete mai sentito nominare “Sgranocchio”? No? Bene allora sappiate che nel 2018 un anziano signore si recò impaurito alla centrale di polizia per denunciare la presenza di un enorme coccodrillo proprio sotto il ponte del Foro Italico (Duca d’Aosta ndr). Come potete immaginare all’inizio lo zelante cittadino non fu preso troppo sul serio, ma nel giro di poche ore la centrale fu sommersa di telefonate di romani spaventati per la stessa visione. Partirono così le ricerche del coccodrillo immediatamente soprannominato Sgranocchio. Il grande rettile non fu mai trovato, ma gli avvistamenti continuarono per giorni: folle di curiosi si presentarono sotto il ponte muniti di smartphone per immortalare l’incontro… Sinceramente, tutti gli esperti interrogati sull’ipotetica presenza hanno dichiarato pressoché impossibile la sopravvivenza di un coccodrillo in queste acque.

Io comunque giro ancora un pochino da queste parti di sicuro potrò fare amicizia con qualche simpatica anatra…

Vi aspetto la prossima settimana per continuare la nostra avventura sotto i magnifici ponti di Roma…

Wroooommmm