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Roma… Quasi come Brooklyn! Wrrooomm!

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Pronti a continuare la nostra avventura? Stiamo entrando nei rioni che abbiamo visto “dall’alto”, non trovate che da quaggiù tutto abbia un altro fascino? Vedere una città come Roma da una visuale diversa permette di raccontarla con parole diverse, di osservarla con fanali diversi… Continuiamo, quindi, la nostra pedalata e andiamo incontro a Ponte Vittorio, in origine “Ponte Vittorio Emanuele II”.  Il ponte dedicato a re Vittorio Emanuele II fu progettato dall’architetto Ennio De Rossi nel 1886 e inaugurato ben 25 anni dopo, il 6 giugno 1911, in concomitanza con le celebrazioni del 50° anniversario dell’Unità d’Italia. Il ponte, formato da tre arcate circolari ribassate, è realizzato in muratura ed è ornato da quattro alti basamenti con semicolonne su cui poggiano le “Vittorie alate” in bronzo, che riportano tra le mani: la corona della vittoria, la panoplia militare, lo scudo, la spada, le catene spezzate, il ramo di quercia ed il serto fiorito. Particolarmente affascinanti  sono i gruppi scultorei in travertino, firmati da Reduzzi e da Nicolini, simboleggianti “l’Unità d’Italia”, la “Libertà”, “l’Oppressione Vinta” e la “Fedeltà allo Statuto”. Il ponte è lungo 108 metri e largo 20 e, durante la sua costruzione nel 1889, in attesa della conclusione dei lavori, venne provvisoriamente affiancato da un ponte di ferro, denominato ponte degli Alari.

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Continuando la nostra passeggiata arriviamo in un punto pieno di storia.

Davanti a noi troviamo un ponte in muratura, simile a quelli fino ad ora incontrati, ma vi chiedo di usare un po’ di fantasia (so che ne avete) e seguire bene il mio racconto…

Qui sorgeva uno spaccato di New York. Sì, avete capito bene, davanti a noi sorgeva una sorta di ponte di Brooklyn romanizzato: Ponte dei Fiorentini o comunemente denominato “Ponte de fero” a causa della sua struttura metallica, per l’appunto. Il ponte fu concepito alla fine dell’800, prima dell’Unità d’ Italia, da un progetto papalino per facilitare l’ingresso dei pellegrini a San Pietro. Il ponte era stato battezzato “del soldino” a causa del pedaggio dovuto per il suo attraversamento. Esso fu dunque costruito all’altezza di S.Giovanni dei Fiorentini nel 1863, realizzato da una società anonima francese. Aveva fiancate a traliccio, lastricato con marciapiedi a tavole di legno (un parquet di altri tempi!!), tutto sospeso con enormi cavi e tiranti. All’inizio era adibito al transito di veicoli a trazione animale ed in seguito solo ai pedoni. Lo stato Pontificio come compenso per la costruzione del ponte concesse alla società il diritto, per 99 anni, di pedaggio a tariffa unica stabilita in 5 centesimi: un soldo per l’appunto!

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Categorie esonerate dal pagamento erano: i militari, i gendarmi in servizio ed i frati mendicanti scalzi! Solo la domenica di Pasqua il transito era gratuito per tutti. Un cartello collocato all’ingresso del ponte, verso l’abside della chiesa di S.Giovanni dei Fiorentini, diceva: “Il pedaggio si paga all’altra sponda”, ossia in prossimità di palazzo Salviati. Fu, come vi dicevo, Papa Pio IX  a volere la costruzione del ponte e lui stesso presenziò alla sua inaugurazione, attraversandolo a piedi tra le ali di folla incuriosite sulle due sponde del fiume. Calvi e Camille Montgolfier Bodin realizzarono quello che venne definito come “miracolo dell’ingegneria di fine ‘800”. I due ingegneri mettendo in pratica la tecnica brevettata dal francese Alphonse Audry, portarono a Roma un pezzo di design franco-americano! 

Parlando del Ponte del soldino non posso non raccontarvi di Domenico Celani alias “er moro der ponte de fero”. Questo buon uomo credette di fare un vero affare diventando il casellante per conto dell’amministrazione pontificia. Vi ricordate no? Un soldo per ogni passante per ben 99 anni; facendo due conti forse non era poi così sbagliato. La realtà però non era così dorata. Il suo compenso prevedeva una misera percentuale (magari nell’accordo questo dettaglio era scritto piccolo piccolo come in certi contratti dei nostri giorni…) e gli incassi non erano assolutamente proporzionati agli onori. Infatti, lui e la moglie lavoravano nei casotti opposti e gli affaroni sembravano andare bene fino al giorno in cui fu inaugurato il ponte che abbiamo lasciato alle spalle (ponte Vittorio ndr) nel 1911, da quell’anno gli affari crollarono vertiginosamente. I due provarono a ritirare su l’economia cambiando il sistema di pagamento obbligando i passanti a pagare il loro soldino nei casotti a piazza della Rovere vicino alla chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. È a questo passaggio che si deve la presenza del cartello: il pedaggio si paga dall’altra sponda. Un bel giorno dopo una delle tante piene del Tevere (anni ’30) da questo cartello iniziò un vero battibecco a suon di scritte. La prima risposta degna di essere ricordata riportava: “Sempre che prima non t’inghiotta l’onda”. Davanti a tanta sfacciataggine Fernando Celani (figlio di Domenico e consorte) pensando ad un problema di metrica e rime pensò di cambiare il cartello scrivendo: “all’altra sponda si paga il pedaggio”. Purtroppo la piena del Tevere non tardò a tornare ed il solito romano con la battuta facile replicò: “se non ti mancano soldi e coraggio”.

Come vi dicevo, la concessione sarebbe durata fino al 1962 e tutto faceva pensare che gli affari sarebbero stati fruttuosi, ma tra il Ponte Vittorio e l’apertura del traforo Principe Amedeo d’Aosta, nel 1941, sul bellissimo e moderno ponte ci fu presto il deserto.

Per chiudere il mio racconto volevo ricordavi di un aneddoto che vi farà sobbalzare i pistoni e sono sicura vi strapperà un sorriso. Si racconta che un giorno, preceduta da un signore con cappello, si avviò sul ponte una piccola processione funebre con tanto di cassa da morto portata a spalla. Arrivati di fronte al casotto, alla fine del ponte, il signore in testa si tolse il cappello e portandoselo al petto in segno di rispetto fece passare il corteo. Alla fine del passaggio lo stesso signore si avvicinò alla “cassa” e pagò il suo soldino. Celani a quel punto con stupore chiese: “e il pedaggio di tutti gli altri?” Il signore con molto stupore rispose: “E chi li conosce? Io ho lasciato loro il passo in segno di rispetto al morto!”…

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Il 15 luglio 1941 il ponte dei Fiorentini venne demolito e sostituito con quello che vediamo oggi davanti ai nostri fanali: Ponte Principe Amedeo. L’attuale ponte fu dedicato al Principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, realizzato dall’impresa Stoelcker su progetto dell’architetto Bronzetti e venne inaugurato nel 1942. 

È costituito da due piloni e tre arcate in muratura. Di storia ne ha vista molta anche lui, ma nulla a che vedere con quella che vi ho appena raccontato…

Credo che cercherò qualche altra immagine dell’epoca per capire meglio come poteva collocarsi un piccolo ponte di Brooklyn nella città eterna… Secondo me qualche altra cosa, cercando bene tra i libri del 47, la posso trovare…  

Alla prossima pedalata sotto i ponti!

Wrooommm