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Motore che romba e fanali accesi: pronta per la mia avventura nel ghetto!

Wrrooomm!

Rieccomi qui! Vi avevo lasciato a cofano spalancato davanti all’onestà di uno stracciarolo romano! Più mi giro intorno e più mi rendo conto di che gran cuore hanno questi romani, un cuore pulsante un po’ come il mio motore oggi: pronto per partire per una nuova avventura insieme a voi!

Continuo sulla mia strada piena di notizie strane e leggende con pizzichi di verità. Mi sono appena resa conto di trovarmi in uno dei luoghi più caratteristici di Roma: il ghetto.

Il ghetto, a seguito di una bolla di Papa Paolo IV, divenne la sede “forzata” degli ebrei presenti a Roma nel 1555. In realtà la comunità ebraica di Roma è considerata la più antica al mondo, difatti se ne conosce l’esistenza già dal II secolo a.C. e si ricorda, anche, una antica alleanza militare tra Roma e Giuda Maccabeo, condottiero degli ebrei in rivolta contro l’Impero Seleucide nel 167 a.C..

Fino al tardo Rinascimento la comunità ebraica residente a Roma non ebbe particolari problemi di convivenza con la popolazione cristiana romana. Poi, come spesso accade, le cose cambiarono.
Il ghetto, oggi, è una delle zone più affascinati di Roma, anche se ha perso molto della sua storia e sgommando qui e lì si intravedono ancora pezzi di una Roma antica.

 

mcchinetta tempietto

Davanti ai miei fanali, quasi nascosto dai palazzi circostanti, ho appena individuato il Tempietto del Carmelo. Intorno al 1759 una famiglia di droghieri decise di proteggere un’immagine dedicata a S. Maria del Carmine (o Monte Libano) costruendole un piccolo tempio intorno. Il piccolo edificio, negli anni, ha subito molteplici restauri, ma nell’immediato dopoguerra si presentava in pessime condizioni e in pochi sapevano che si trattasse di un edificio pieno di storia. Due scaltri ciabattini approfittarono di questa dimenticanza e designarono il tempio a loro piccola bottega. Io non so voi, ma il motore sobbalza un po’ a sentire certe cose.
Comunque, fortunatamente, i ciabattini decisero di cambiare zona di attività e si trasferirono altrove chiudendo a chiave, però, il cancello d’ingresso. Fu un crollo del tetto a riaprire le porte del Tempietto. No, non ci pensate nemmeno… riaprire il cancello non fu cosa semplice, infatti, le chiavi furono cercate per ben quattro anni!!! Finalmente oggi possiamo vederlo in tutta la sua particolarità: le sei colonne ispirate allo stile dorico e due semicolonne racchiuse da una cancellata che sorreggono una cupoletta. Nel 1572 proprio davanti a questa cancellata i membri adulti della comunità ebraica dovevano ascoltare le prediche coatte, il cui scopo era quello di convincere gli ebrei a convertirsi al cristianesimo; si racconta, però, che la maggior parte di loro usassero tappi di cera per tapparsi le orecchie e non ascoltare, il che, a volte, procurava non poco scompiglio quando finivano con l’addormentarsi.

 

macchinetta vicolo della reginetta

Continuando a girare per le vie del ghetto mi ritrovo a vicolo della Reginella, indubbiamente una delle vie più caratteristiche del luogo. Le vie di Roma hanno tutte dei nomi particolari… Reginella? Nessuno qui intorno sa esattamente dire se questo nome è dovuto all’antico tempio di Giunone Regina, che sorgeva esattamente qui dietro, o se è dovuto al ricordo dell’elezione della più bella del rione, chiamata appunto Reginella, a voi quale versione piace di più?

 

macchinetta portico di ottavia

Girando e rigirando mi imbatto nel Portico di Ottavia: l’unica delle entrate rimaste del ghetto ebraico. Risale al II secolo a.C., fu l’Imperatore Augusto a seguito di un importante restauro a dargli questo nome come “dedica” all’amata sorella Ottavia.

Negli anni subì svariati restauri, soprattutto a causa dei violenti incendi che colpirono la zona, fino all’epoca medievale, quando fu destinato a mercato del pesce e fu costruita la chiesa Sant’Angelo in Pescheria. Un curioso avviso è ancora oggi visibile sul pilastro destro e recita: “Le teste dei pesci più lunghi di questa targa marmorea devono essere date ai Conservatori fino alle prime pinne incluse”. Ai tempi degli antichi romani i Conservatori erano più o meno paragonabili agli amministratori civici e come tutti sappiamo la parte della testa del pesce è quella più gustosa in assoluto… Posso tranquillamente affermare che alcune cose non cambiano mai!!!

A proposito, mentre continuo il mio giro le mie gomme inchiodano davanti a un altro strano nome di strada: via delle botteghe oscure. Che nome sinistro… il nome deriva proprio dalle botteghe oscure, cioè senza finestre che corrispondevano all’insieme di casupole ed esercizi commerciali che erano cresciuti all’interno degli “archi oscuri” del Teatro di Balbo. Vi rendete conto che gli antichi romani nel giro di pochi metri avevano costruito ben due teatri: Teatro Marcello e Teatro di Balbo? Quest’ultimo fu costruito con parte del bottino ricavato dalle guerre in Africa nel 19 a.C. da Cornelio Balbo. Secondo me gli antichi romani avevano un’agenda così fitta di eventi da non conoscere la parola noia…

Il teatro poteva ospitare quasi 11.500 persone e quello che rimane visibile oggi è il criptoportico che si trovava al di sotto dell’area aperta alle spalle della scena (da cui il termine Crypta Balbi). Si, ho le idee un po’ confuse anch’io, ho provato a farvi un disegno così capite meglio dove siamo.

 

crypta balbi

Il luogo in cui mi trovo è veramente affascinante, poteva svolgere più funzioni tutte collegabili con la vita del teatro: sia un luogo di riparo per gli spettatori in caso di pioggia, sia un luogo che poteva accogliere botteghe e ambienti utili alla preparazione dello spettacolo, una sorta di dietro le quinte. Nel II sec., poi, tutto questo ambiente fu trasformato in una monumentale latrina, si… una latrina, avete capito bene! Nei secoli, questo luogo magico non ha avuto un grande lustro; infatti, dopo essere diventata una maxi latrina nel V secolo l’intera area fu abbandonata e utilizzata come centro di raccolta di rifiuti e sepolture. Solo in età medievale fu finalmente ripristinato il territorio e furono costruite due chiese: San Lorenzo in Pallacinis, costruita sulle insulae esterne alla Crypta e Santa Maria domine Rosae, al centro del giardino porticato.

E pensare che sono stati raccolti innumerevoli reperti di ceramica di uso quotidiano, metalli, monete, vetro, piombo, che è stato possibile rinvenire in ottimo stato di conservazione, appartenenti al periodo tra il VII e il XIII secolo, che oggi sono esposti in parte al Museo Nazionale Romano, annesso alla Crypta Balbi. Tali oggetti sono stati prevalentemente recuperati sui pavimenti dell’esedra, all’interno di quell’area destinata a “discarica” che ha rappresentato, durante gli scavi, uno dei più importanti patrimoni utilizzato per comprendere e studiare in modo più approfondito alcuni aspetti legati al commercio e all’economia del tempo.

Quasi quasi accendo gli abbaglianti e cerco bene, magari è sfuggito qualcosa durante gli scavi…

A dopo, vi tengo aggiornati!!! Wrooommmmm