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donna lucrezia

La congrega degli Arguti: il mio motore non riesce a tacere!

Wroooommmm…

Il mio percorso dovrebbe continuare attraversando la strada… Ok, inserisco la freccia per girare a sinistra…a sinistra…un attimo perché metto la freccia a sinistra ma lampeggia quella di destra? Ho un cortocircuito??? Inchiodo e per poco un pedone non mi trascina via! Cosa mi sta succedendo? Spengo il motore per un attimo e faccio un check… E’ tutto in ordine, ma allora perché mi sento trascinata da una vocina verso destra? Non mi resta che andare a capire cosa succede. Mi rimetto in carica e svolto lentamente. Percorro via delle Botteghe Oscure . Sento una voce femminile risuonarmi tra il carburatore e le candele, è come un bisbiglio, ma è chiaro che vuole che la raggiunga.

Fontana della Pigna

Seguo l’istinto e nel giro di qualche minuto sono in una specie di cortile, leggo il nome in alto: Piazza San Marco. Comincio a gironzolare, il motore è su di giri, la voce sembra sempre più vicina. All’improvviso mi si accendono le quattro frecce e mi trovo di fronte al busto marmoreo di quasi tre metri raffigurante una donna. Ora è tutto chiaro: Madama Lucrezia mi stava chiamando!!!

Mi avvicino piano piano e la Madama continua a parlare…mi sta dando ufficialmente il benvenuto nella Congrega degli Arguti.

In tutti i km della mia vita non mi era mai successo di sentire parlare una statua e soprattutto di entrare a far parte di una congrega. Mai e poi mai si dica che Macchinetta, la vostra Macchinetta, si tira indietro davanti a un’ avventura; io mi butto, voi che fate, mi seguite?

Pian piano vengo completamente avvolta dal racconto di Madama Lucrezia che mi narra di lei e delle avventure dei suoi cinque confratelli (Pasquino, Marforio, Abate Luigi, Facchino e Babbuino).

La Congrega degli Arguti è il nome che i romani utilizzano per indicare le “statue parlanti” di Roma. Nei secoli queste statue sono state utilizzate per dare voce al popolo romano che attraverso l’affissione di bigliettini, mantenendo il totale anonimato, poteva esprimere anche ciò che era pericoloso dire in pubblico.

Mi ribolle l’olio nel motore, mi ritrovo catapultata in una sorta di Twitter primordiale.

Dai pungenti bigliettini delle statue parlanti non si salvavano nemmeno i papi, anzi, spesso ne erano il bersaglio preferito.

Le sei statue, a quanto pare, avevano un leader di nome Pasquino, ed è per questo motivo che i vari bigliettini prendono il nome di pasquinate.

Attraverso l’uso della Congrega e la disposizione strategica dei suoi emissari (l’area ricoperta dalle statue attraversa praticamente tutto il centro storico) i romani potevano indisturbatamente dire la loro opinione su tutto quello che accadeva.

donna

Madama Lucrezia è l’unica statua femminile della congrega e, con un po’ di orgoglio, mi passa l’informazione che i più loquaci e pungenti negli anni sono stati Pasquino e Marforio; pare che questi due si imbattessero in veri propri dialoghi fatti di  botte e risposte. Sfatiamo, quindi, il mito che vede le donne come chiacchierone: a Roma sono le statue maschili a tenere banco!!!

Madama Lucrezia, come tutte le signore, nasconde la sua vera età e visto che le piace fare la misteriosa nasconde anche la sua vera identità. Infatti, non è ben chiaro chi rappresenti esattamente. Molti credono sia la Dea Iside o una sua sacerdotessa, il che spiegherebbe la forma del nodo della veste ancora ben visibile; altri, invece, pensano che il busto sia la parte rimasta intatta del “Piè di marmo”, ancora visibile nell’omonima via, nei pressi della chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il nome della Madama sia dovuto alla storia che vede come protagonisti  Alfonso V, re di Napoli e la sua bella amante Lucrezia d’Alagno. Sembra che Lucrezia abbia stregato a tal punto il sovrano da indurlo a chiedere addirittura l’annullamento al pontefice del matrimonio, senza però essere accontentato. Cacciata dalla città partenopea alla morte del re, Lucrezia si rifugiò a Roma dove seppe conquistare l’amore e il rispetto dei cittadini. Inoltre, come racconta anche Belli (poeta dialettale del XIX secolo), fino ad un paio di secoli fa, nella giornata del 1° Maggio, Madama Lucrezia veniva addobbata con collane di cipolle, aglio, peperoncini e altra verdura ed eletta a “curato” del Ballo dei Guitti. Vi starete chiedendo chi fossero i guitti: storpi e sbandati di Roma che, insieme alla gente comune, si riunivano proprio in questa piazza nel giorno di festa per celebrare nozze e matrimoni finti, proprio al cospetto della statua di Madama Lucrezia, che con il suo secolare beneplacito, dava il via alla festa con danze sfrenate.

Madama Lucrezia fu poco usata dai romani come portavoce, solo due sono gli aneddoti arrivati fino a noi. Il primo riguarda il papa Gregorio XIV che, ormai morente, nel 1951, decise di trasferirsi presso palazzetto Venezia. Il papa sperava che le alte cancellate che circondavano il palazzo all’epoca potessero in qualche modo allontanare dai rumori della città e dargli di conseguenza un miglioramento che, però, non avvenne mai. Sembra che la nostra Lucrezia, infastidita da questa presenza nelle sue vicinanze, sentenziò: “La morte entrò attraverso i cancelli”.

La seconda avventura degna di nota risale, invece, all’epoca della Repubblica Romana del 1799 durante l’assedio dei francesi a Roma. Durante una rivolta la statua si ribaltò a terra e sulle sue spalle apparve la scritta “Non ne posso veder più”.

Io, al contrario di Madama Lucrezia, ho voglia di vederne ancora e ancora…

Sono prontissima,  saluto la dolce Madama e vado alla ricerca di un altro chiacchierone… a dopo!

Wroooommmm…