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WROOOOMMMMM!

Stiamo per concludere la nostra avventura alla scoperta della Congrega degli Arguti.

Vi siete divertiti come me a puntare i fanali su questi personaggi? Credo che le statue parlanti siano una delle migliori espressioni dell’anima romana, per la satira e per l’atteggiamento tipicamente irriverente nei confronti del potere e della sua ostentazione.

Oggi, se avete voglia di seguirmi, vi presenterò l’ultima delle statue parlanti, indubbiamente la più famosa, quella che a tutt’oggi, ogni tanto, fa ancora sentire la sua voce: Pasquino!!!

Dal mio comodo hotel, il 47 Boutique Hotel (ormai casa) mi dirigo verso Piazza Pasquino e con l’occasione controllo se per caso il mio amico Abate Luigi ha ritrovato la testa: ma no, niente è ancora senza capoccia!!!!

Ho fretta adesso e non posso fermarmi a raccontarvi tutte le meraviglie che stanno vedendo i miei fanali. Ma… eccomi qui in un angolo della tipica piazzetta romana (piazza Pasquino per l’appunto) e il mio amico mi sta aspettando.

Rispetto a tutte le altre conoscenze è sicuramente un tipo diretto, mi dice subito che non ha tempo da perdere perché mentre i suoi colleghi arguti sono ormai andati in pensione, lui ha ancora tanto da dire ed effettivamente è così: la sua statua è ancora piena di foglietti che “rombano” la voce del popolo romano. Voglio assolutamente saperne di più e voi? Accomodiamoci qui allora e restiamo a motore spento per ascoltare tutti i racconti di Pasquino o meglio le sue pasquinate!

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Il nostro Pasquino è una stata del periodo ellenista, probabilmente risalente al III sec a.C.; ciò che ne rimane in realtà è ben poco, sembrerebbe un frammento di due corpi, forse raffigura un guerriero greco ma, c’è chi ipotizza si tratti di Menelao in persona che sorregge il corpo morente di Patroclo un pò come la scultura Patroclo e Menelao che si trova a Firenze (al centro della Loggia dei Lanzi, in Piazza della Signoria). Sembra che la statua, trovata nel 1501 a seguito di alcuni scavi, ornasse lo stadio di Domiziano ossia l’attuale piazza Navona e che fu spostata qui, un tempo piazza Parione, divenuta, quindi, piazza Pasquino. Il nome della stessa statua è misterioso quanto le sue origine e ciò che rappresenta. Come immaginate già, miei giovani motori rombanti, diverse sono le ipotesi al riguardo: la più gettonata vede in Pasquino la rappresentazione di un noto artigiano del rione Parione (un barbiere, un calzolaio o più probabilmente un sarto) famoso a quei tempi per la sua pungente satira. Ci sono scuole di pensiero che addirittura vedono in lui un docente di grammatica latina o un alto letterato. Però a me piace pensare che una statua così popolare, che ha dato voce ad un popolo spesso vittima del potere e delle angherie di ceti sociali altolocati, sia proprio uno del popolo o meglio del “popolino” e credo che l’idea non dispiaccia nemmeno a Pasquino.

Pasquino

Il nostro amico è orgoglioso della sua lingua tagliente e con altrettanta veemenza mi racconta di quante volte ha rischiato di essere distrutto per aver “parlato” troppo, soprattutto durante il periodo dei papati di Adriano VI, Sisto V e Clemente VIII.

Poiché sono veramente tante le pasquinate che sono arrivate fino a noi, il nostro arguto, vuole ricordarmene alcune tentando di farmi, anzi di farci, capire bene l’importanza della sua presenza nella storia di Roma. Durante la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale, avvenuta nel Concilio Vaticano I e sotto il pontificato di Pio IX, Pasquino esclamò:

Il Concilio è convocato / I Vescovi han decretato / che infallibili due sono: / Moscatelli e Pio Nono“,

dove va specificato che Moscatelli era il nome dei fiammiferi usati all’epoca e  sulla scatola era stampato: “Moscatelli – Infallibili”.

Papa Pio VII, nel periodo napoleonico, spesso fu accusato dal suo popolo di essere connivente o ancor peggio succube dell’impero giacobino, viene qui raccontato da un Pasquino alquanto feroce, che lo paragona ad un asino, in mano a Bonaparte:

“Scrivete sui cantoni, scrivetelo per tutto in rosso e in giallo: Caligola, il più grande dei bricconi, fe’ console un cavallo. Ma il Bonaparte, distruttor dei troni, un asino ha trovato, e tale e quale, l’ha fatto generale.

pasquinate

Quello che sembra colpire di più Pasquino è la “serietà” con cui venivano prese al tempo le sue satire. Papa Adriano VI, durante il suo breve pontificato tentò addirittura di disfarsi del nostro Pasquino ordinando di annegarlo nel Tevere, per sua, e nostra, fortuna fu distolto dall’impresa dai cardinali della Curia che capirono il pericolo di un simile “sfregio” al popolo romano e all’inclinazione alla satira. Dopo di lui anche Sisto V e Clemente VII tentarono di disfarsi della loquace statua. Sotto il papato di Benedetto XIII fu, addirittura, emanato un editto che garantiva la pena di morte, la confisca e l’infamia per chiunque si fosse reso colpevole di pasquinate. Già nel 1566, sotto Pio V, un certo Niccolò Franco fu accusato di essere l’autore di alcune pasquinate e quindi condannato a morte. Questo non fece tacere i romani che spostarono le loro attenzioni da versi più o meno propagandistici a invettive moraleggianti in particolare nei confronti di un sempre più dilagante nepotismo e una “prostituzione di lusso”.

Per questo l’arrivo di papa Innocenzo XII (1691) costituì una vera e propria svolta o, come direi io, una vera inversione a “U” nel costume del popolo romano. Infatti, il Pontefice fu famoso per la sua opera moralizzatrice, offrendo sempre meno appigli ai messaggi di Pasquino che pur di dire qualcosa si attaccò alle prese in giro sull’aspetto fisico del povero Innocenzo XII azzardano il paragone con Pulcinella.

Verso dopo verso, il nostro Pasquino perse pian piano la sua voce. Solo un’ultima volta volle ufficialmente riparlare: nel 1938 con i preparativi per la visita di Hitler a Roma, riemergendo da un lunghissimo sonno e notando tutto il trambusto che tali preparativi offrivano alla sua amata città sentenziò:

Povera Roma mia de travertino te sei vestita tutta de cartone pé fatte rimarrà da ’n imbianchino venuto da padrone!”.

Pasquino non ha più tanta voglia di raccontarmi le sue avventure, ma io sono ancora così curiosa…

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Tornando a “casa” mi torna in mente che nella 47 Arena tutte le sere proiettano un film e potrei, quindi, convincere le ragazze della reception a programmare qualcosa che rappresenti appieno quegli anni: “nell’anno del Signore”. Nel film uno splendido Nino Manfredi interpreta proprio il mio amico Pasquino. Si, ho deciso, svolto a destra e torno a ricaricarmi tra le attenzioni delle ragazze della reception del 47 Boutique Hotel, i piatti dello chef del 47 Circus Roof Garden e un cinema tutto per me…

Vi racconterò presto la mia prossima avventura!

Wroooommmmm!