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babuino

Spengo i fari… Babuino mette spavento!

Wroooommmm!

Siete pronti per continuare la nostra avventura? Dobbiamo conoscere ancora due dei protagonisti indiscussi della Congrega degli Arguti. Attraversando la bellissima Piazza di Spagna con tutta la carica che mi rimane nel motore, sfreccio alla ricerca del Babuino.

Mi raccomando miei cari compagni di avventure, appena avremo scoperto tutte le statue ricordatemi che devo assolutamente parlarvi di queste strade meravigliose di Roma: strade dove il fascino e la magnificenza sono le protagoniste assolute e soprattutto che ti trasmettono, senza ombra di dubbio, l’eccitazione di essere nella vera e unica Città Eterna.

Ma.. eccoci qui! Le mie piccole ruote inchiodano davanti alla grande statua di un anziano signore adagiato su una roccia. Ci siamo: ecco a voi il Babuino in tutta la sua infinita b…b… no, niente devo essere sincera con voi, in tutta la sua infinita bruttezza!!!

Povero amico, non gli è stata resa giustizia. Appena mi vede, il vecchio, comincia a parlare: mi aspettava, la mia fama, evidentemente, mi precede!!! Il tono della sua voce è cupo e pesante, probabilmente, sta tenendo il punto al personaggio che rappresenta: un sileno. Il sileno è una delle figure mitologiche più diffuse nella cultura e nelle credenze popolari soprattutto dell’antica Grecia. Il Babuino mi racconta che anticamente il sileno era una figura divina, per esattezza il dio degli alberi, figlio di Pan e di una ninfa. Mi racconta, addirittura, che un sileno di sua conoscenza fu rapito da re Mida e costretto a svelare i suoi poteri che concedevano sconfinata saggezza e la proverbiale capacità di prevedere il futuro.

Credo che negli anni il fatto di essere così brutto abbia ferito il suo orgoglio e che, quindi, oggi il nostro Babuino ci tenga a farci sapere le sue divine origini.

A causa della sua sconfinata bruttezza la statua fu immediatamente soprannominata dai romani “er Babuino” e anche tutta la via prese, di conseguenza, lo stesso nome. Un’altra tesi interessante, ma mai realmente dimostrata, racconta che il termine “babbuino” non sia altro che una variante fonetica del diffuso termine popolare “babbione”; che a sua volta deriverebbe dal latino “bambalio, bambalionis” che significa “vecchio svanito e cialtrone…”. In effetti, conoscendolo meglio forse potrei levare il mio freno a mano e optare per questa tesi!

La sua storia, comunque, risale al 1571 quando un facoltoso commerciante, tale Alessandro Grandi, fece realizzare una fontana ad uso pubblico. Infatti, a quei tempi, papa Pio IV, concesse, come d’usanza, l’utilizzo di alcune once d’acqua dell’acquedotto Vergine, appena rimesso a nuovo, direttamente all’interno del palazzo del nobile Grandi e lui in onore del pontefice fece costruire la fontana ponendo la statua ad ornamento. Il sileno mi dice che i lavori sono durati un bel po’, infatti, dalla concessione all’allaccio della conduttura alla consegna dell’opera finale passarono almeno cinque anni e un papato, tanto più che sopra alla stessa fontana furono aggiunti, come ornamenti, due delfini simbolo del nuovo papa Gregorio XIII (della famiglia Buoncompagni, che nel frattempo aveva comprato il palazzo!!!). A causa dei lavori per rete fognaria nel 1877 l’intera fontana venne smembrata (un po’ come successe al nostro amico Marforio): la vasca fu utilizzata per un’altra fontana nella vicina via Flaminia, mentre la statua del Babuino fu collocata all’interno del palazzo. Solo nel 1957 a furor di popolo (ci fu una vera e propria campagna di recupero da parte dei romani) il Sileno tornò nella via a lui dedicata assieme alla sua vasca…

Campo_Marzio_-_Fontana_Babuino_1

Con un velo di tristezza il Babuino mi chiede se, per caso, ho visto durante i miei giri i due delfini, perché, a quanto pare, nei vari spostamenti, sono andati perduti. Mi si appannano i fanali all’idea che nel tempo abbia perso i suoi amici, mi raccomando durante le nostre avventure teniamo gli abbaglianti accesi … non si sa mai!!!

Il Babuino si ricompone in fretta e probabilmente per mantenere il suo tono continua la sua storia dicendomi che la sua fama era assai riconosciuta nei tempi andati tanto da far “scomodare” addirittura un cardinale. Pare infatti che tal cardinale Dezza, che abitava da queste parti, ogni volta che passava lì davanti si inchinasse a modo di riverenza di fronte alla statua, togliendosi addirittura il cappello! Non voglio contraddire il mio nuovo amico, ma, in realtà, voci popolane ricordano che il cardinale fosse miope e che con tutta probabilità avesse confuso il Sileno con la rappresentazione di qualche santo e che per questo si esibiva con queste grandi riverenze.

Comunque, vuoi per la posizione, vuoi per gli inchini del cardinale ma le satire lasciate al nostro amico non erano chiamate “pasquinate” come la maggior parte delle altre, ma “”babuinate”!!!

Quindi la prossima volta che qualcuno per dispetto vi darà del babuino voi andatene fieri perché vuol dire che la vostra parlantina lascia il segno!!!

Ora si è fatto tardi e non vedo l’ora di condividere le mie avventure anche con le ragazze della reception che mi stanno aspettando; a proposito ricordatemi che devo presentarvi tutti i miei amici in carne e ossa al più presto!!!!

 

Wroooommmm!