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A tutta velocità verso le origini di Roma… E non solo!

Wrrooommm…!

Avventurieri, siete pronti? Io ho dormito benissimo nella camera dedicata a Cassius Clay, mi sento carica e pronta a nuove avventure: saliamo sul ring? Beh, magari no, scendiamo in corte, facciamo una ricca colazione e carichiamoci per la nostra nuova avventura.

Oggi ci sposteremo ancora nella Roma antica, quella delle origini. Mentre attraversiamo via dei Cerchi vi racconto la storia della nascita di Roma. Pronti?? Si parteeee!!!

C’era una volta tanto, ma tanto, tempo fa, un colle (in totale sono 7) scelto dal fratello sbagliato… Eh già a volte è solo questione di fortuna… Romolo e Remo decisero di fondare la città sfidandosi in una gara di avvistamento di uccelli e al vincitore sarebbe toccato l’onore di decidere dove far sorgere la città. Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Per capire meglio quello che vi sto raccontando, proverò a descrivervi il rituale per la lettura del volo degli uccelli.

In questo antico rituale veniva eletto vincitore chi, dalla sua postazione, vedeva il maggior numero di uccelli in volo provenire dalla direzione più favorevole agli dei. Per primo Remo vide arrivare da oriente (parte sfavorevole perché associata al volo che si allontana dal sole, fonte di vita) sei avvoltoi; già il popolo ritrovatosi ad assistere all’evento cominciò ad acclamarlo come vincitore, ma… Suspence… Romolo da sinistra (quindi occidente) vide arrivare 12 avvoltoi dirigersi verso il sole e quindi favorevoli alla sua vittoria. Ed ecco a voi, e alle vostre turbine attente, una breve storia di come nacque questa meravigliosa città. Adesso non so se Romolo  imbrogliò in qualche modo e se i suoi avvoltoi sarebbero comunque apparsi fuori tempo massimo, ma vada come vada, ormai è storia: oggi ci dirigiamo verso il colle perdente!!!

E lo facciamo attraversando il Circo Massimo: il più grande stadio dell’antica Roma.

macchinetta clivio dei publicii

La leggenda lo fa risalire addirittura al primo re etrusco Tarquinio Prisco, che vi creò un ippodromo (tipo Ascot a Londra n.d.r.) con addirittura dei sedili in legno. Si calcola che, in epoca imperiale, lo stadio avesse una lunghezza di circa 600 metri, una larghezza di 200 con una spina centrale di 340 metri e una capacità, secondo le stime forse esagerate di alcuni autori, di 385.000 spettatori. All’interno della struttura vi erano inseriti dei grandi monumenti come l’obelisco di Ramsete II (oggi in piazza del Popolo) e quello di Thutmois (oggi a piazza san Giovanni).

I vostri illustri pneumatici stanno calpestando svariati metri di detriti, ma sotto di voi si è fatta la storia: è infatti da questo antico posto, sede dei giochi in onore del Dio Conso, che la leggenda fa partire il ratto delle sabine e quindi l’inizio della popolazione della città di Roma. Il “circo”  rimase in attività fino al 549 d.C., quando il Re degli Ostrogoti Totila organizzò gli ultimi giochi. Negli anni che seguirono quest’area divenne prima zona agricola e, in seguito, nell’emiciclo, si stabilì la diaconia di S. Lucia in Settizodio, con un complesso funzionale all’assistenza dei pellegrini (la torretta in fondo risale proprio a quei tempi).

Ok, giovani motori, una piccola salita, fidatevi, ne vale la pena!!!

roseto

Sulla nostra destra troviamo il Roseto Comunale. Sapevate che il primo roseto di Roma fu costruito nei primi del 900 fortemente voluto da Mary Senni, contessa di origini americane e posizionato sul colle Oppio? Durante la guerra fu totalmente distrutto e quindi ricostruito qui ai piedi dell’Aventino, dove prima sorgeva il cimitero degli Ebrei. Oggi ospita più di 1000 specie di rose da tutto il mondo!

Non perdetevi troppo ad annusare queste rose, ricaricate i vostri motori che devo portavi ancora in un posto meraviglioso e affascinante: il giardino degli aranci!  Eccoci qui a Parco Savello o meglio conosciuto come Giardino degli Aranci. Il primo nome lo deve alla famiglia Savello che nel X secolo aveva eletto questo posto come sua fortezza. Ormai vi conosco bene e so che non penserete mai che il nome giardino degli aranci sia dovuto solo al fatto che di fronte a voi trovate tutti questi alberi di arancio (amaro per di più). No, nessuno di noi avventurieri si fermerebbe a una spiegazione così banale: siamo a Roma!!!

Il nome, infatti, pare sia dovuto a una leggenda che rende questi frutti ricchi di vitamina C quasi miracolosi. L’ingresso del giardino è accanto alla chiesa di Santa Sabina (buttateci un fanale, ne vale la pena!), il cancello posizionato su un alto muro di sasso già sa di misterioso… Misterioso come il particolare della fontana incastonata nel muro. La vasca è stata ritrovata nelle terme romane, mentre il mascherone (rappresentante il Dio Oceano) ha origini barocche: un mix di epoche che si sposa perfettamente.

Il nome del giardino lo dobbiamo a San Domenico e la sua leggenda: sembra che molti secoli fa sia stato proprio lui a piantare qui il primo albero di arance amare a Roma, sotto il quale amava riposare e pregare: sembra che quest’albero esista ancora e sia visibile dal chiostro della chiesa di Santa Sabina. Sbirciate ma non toccate le arance: è severamente vietato!!!

Vi avevo promesso un “miracolo” giusto? Bene, posizionatevi al centro del viale principale del giardino, ora, di fronte a voi, scorgete la Cupola di San Pietro (per i romani “er Cupolone”); ora camminate lentamente verso la terrazza… Pian piano avrete la sensazione di trovarvi proprio a due passi da San Pietro… fermate i motori ora e godetevi Roma ai vostri piedi!!!! O ruote?

Ora lasciamo questo luogo incantato e arriviamo sulla sommità del colle, in piazza dei Cavalieri di Malta. La piazza, decorata con obelischi e trionfi militari, fu progettata da Giovanni Battista Piranesi nel 1765 ed è proprio qui che l’Aventino ci regala il secondo miracolo visivo. Avvicinatevi al buco della serratura del portone della Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta… Pronti? Date un’occhiata.

Eh si rieccolo lì: il Cupolone di San Pietro alla fine di una lunga fila di verdissime siepi! Che dite, pistoncini avventurosi, per oggi abbiamo visto abbastanza? È ora di tornare in hotel e riposarci un pochino… Che dite, in che stanza dormirò stasera? Beh, ve lo racconto la prossima volta… 

Wrrooomm!