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MACCHINETTA

PONTI, partenza, via!

Wroooommm!

Buongiorno miei compagni di avventura! Avete caricato i vostri motori, siete pronti? Io non molto, oggi vorrei prendermela comoda…credo che per il momento mi fermerò un pochino sulla terrazza della mia camera al 47 Boutique Hotel. Da qui si domina Roma, ve l’ho già detto? Che bello sorseggiare un caffè in completo relax assaporando il Ponentino romano e cercando di individuare tutte le bellezze di questa magnifica città…

MACCHINETTA E TAZZINA

Cosa succede? Mi si sono accesi gli abbaglianti da soli! Perché? Troppo caffè???

No, direi di no… credo che il mio motore non sia nato per stare troppo fermo: ha voglia di avventura… I miei fanali puntano esattamente di fronte a me, aldilà della strada riesco a intravedere un ponte, sembra vecchio e malconcio… Va bene ho capito: andiamoooooo!!!

Chi lo immaginava che semplicemente attraversando la strada mi sarei trovata di fronte uno dei ponti più antichi di Roma. Signori e signore, davanti ai nostri fanali Ponte Aemiluis, per gli amici romani più comunemente conosciuto come Ponte Rotto!

MACCH E PONTE

Il ponte, come ricorda il suo nome, sembra essere legato a una storia piuttosto travagliata, probabilmente a una leggendaria maledizione (visto la facilità del popolo romano a credere a certe “storie”) che lo vide soccombere alla potenza del Tevere svariate volte.

Sembra che la prima pietra, o meglio passerella di legno, sia stata messa addirittura nel 241 a.C. in contemporanea all’apertura di via Aurelia (ora via Lungaretta) voluta per l’appunto dal console Aurelio Cotta. Si racconta che la costruzione del ponte sia da attribuire ai censori Marco Emilio Lepido (per questo fu chiamato ponte Aemilius) e Marco Fulvio Nobiliore e in realtà provvidero esclusivamente alla posa dei piloni e della passerella in legno in occasione dell’Emporium delle 179 a.C.. In verità il ponte fu terminato soltanto nel 142 a.C. con la messa in opera degli archi in pietra per intervento dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. La storia dice che è merito di questi due coraggiosi consoli romani, quindi, la costruzione, non solo del ponte più lungo di quell’epoca, ma anche del primo ponte in pietra della città!

Il ponte aveva un ruolo importantissimo ed è per questo che ogni volta che subiva un danno veniva, più o meno in tempi brevi, ricostruito: univa le due sponde del Tevere, mettendo in comunicazione, in un punto strategico, la sponda occidentale della città, già riccamente popolata dalla comunità ebraica e da molti mercanti, con la porta Flumentana che sorgeva appunto dalla parte opposta. La porta Flumentana costituiva uno dei punti di accesso più importanti di Roma, permettendo di raggiungere facilmente il Campidoglio, il Foro ed il Circo Massimo. Come avrete imparato il nome degli oggetti più cari ai romani cambia spesso, ed in fretta, la stessa sorte è capitata anche al Ponte Aemilius. Il primo completo rifacimento del ponte è da attribuire al Pontefice Massimo Augusto (12 a.C.), perciò in omaggio all’imperatore, il ponte fu soprannominato Ponte Massimo; tale nome gli rimase fino all’872 quando Giovanni VIII trasformò il Tempio di Portunus (link blog tempio) nella chiesa di S. Maria Egiziaca, da quel momento il ponte venne chiamato “ponte di S. Maria”.

PONTE ROTTONel 1144, nei Mirabilia (genere di letteratura di gran moda in quegli anni) ritroviamo la descrizione del ponte con un nuovo nome: Ponte Senatorium (probabilmente perché furono proprio le casse del Comune, a seguito della richiesta del Senato, a “sponsorizzare” l’ennesimo rifacimento del ponte).

Il Rinascimento non fu un bel periodo per il ponte: nel 1552 Giulio III commissionò il restauro totale affidando il progetto a Michelangelo anche se, poi, fu realizzato dall’architetto Nanni di Baccio Bigio, che non solo dovette ricostruire interamente un pilastro, ma anche “aggiungere” al centro del ponte una piccola cappella.

Nonostante il restauro e la “augurata benedizione” della cappella, il ponte fu spazzato via nel 1557 da una terribile alluvione.

Passarono almeno vent’anni prima di rivederlo in piedi grazie all’intervento di Papa Gregorio XIII, come testimonia l’iscrizione:

Per volere di papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell’anno giubilare 1575 restituì alla primitiva robustezza e bellezza il Ponte Senatorio, i cui fornici, caduti per l’antichità e già in precedenza restaurati, l’impeto del fiume aveva nuovamente abbattuto”.

Nemmeno le iscrizioni salvarono il ponte, che venne di nuovo abbattuto alla vigilia di Natale nel 1598, portando via la conduttura d’acqua costruita per  rifornire la fontana di piazza Santa Maria in Trastevere e tre delle sei arcate non furono mai più ricostruite. Da quel momento la metà del ponte rimasta ancora in piedi, appoggiata alla riva destra del Tevere, fu trasformata in giardino pensile, una terrazza fiorita sul fiume (lo so essere anche romantica a volte…) e restò tale fino alla fine del Settecento quando, ahimè, fu reso definitivamente inagibile!

Nel 1853, grazie alle nuove frontiere architettoniche, l’ingegnere Pietro Lanciani, restituì vita al nostro ponte attraverso una passerella metallica. Dopo ben 300 anni le due rive erano di nuovo unite, ma questa volta non si aspettò una nuova piena… Per evitare ipotetici danni fu infatti deciso l’abbattimento della passerella e la costruzione di un nuovo ponte adiacente: Ponte Palatino.

PONTE PALATINOPer motivi tecnici e per agevolare la costruzione del Ponte Palatino, il ponte Aemilius (ponte Massimo, ponte di S. Maria, ponte Senatorio…) fu privato di due delle tre arcate rimaste e definitivamente chiamato: PONTE ROTTO!

Oggi ha una sola arcata che, resistendo alla “maledizione millenaria”, sembra voler richiedere ancora un po’ di attenzione da parte di questa città e chissà se un giorno si potrà ancora passeggiare e attraversare il Tevere percorrendo, così, anche la storia di Roma.

Voi che ne pensate? Vi piacerebbe far rombare di nuovo i vostri motori su questo affascinante ponte? E perché no, cambiare nuovamente il suo nome in Ponte Mai Più Rotto?

Allora alla prossima avventura….

Wroooommmmm!