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macchinetta castel sant'angelo

Altro giro, altra corsa… Le leggende di Roma non finiscono mai!

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Siete riusciti a vedere il film che parla dei nostri amici arguti come vi avevo consigliato? Io sto ancora riflettendo sul genere di vita che facevano i romani all’inizio del Rinascimento. Oggi ho deciso di rombare velocemente per visitare un monumento tra i più famosi nella storia romana. Per l’esattezza vi porterò a conoscere il Mausoleo per eccellenza: il Mausoleo di Adriano. Vi do qualche indizio in più? Vediamo se indovinate dove sto andando… Nella memoria di tutti questo luogo in realtà ha un altro nome, ma ho deciso di giocare un pochino con voi…non imbrogliate adesso! Non accendete subito il vostro computer di bordo per vedere di cosa sto parlando…lo scopriremo insieme!

Il Mausoleo di Adriano, di fronte al pons Aelius, fu terminato nel 139 a.C. (non proprio l’altro ieri quindi!!) per ospitare le ceneri dell’imperatore Adriano. Venne costruito di fronte a Campo Marzio e i due furono uniti attraverso un apposito ponte: ponte Elio.
La struttura, composta da una base cubica, è completamente ricoperta di marmo lunese (il marmo di Carrara, per i Romani marmor lunensis, “marmo di Luni” è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati). Nel fregio di fronte il fiume Tevere si potevano leggere i nomi degli imperatori sepolti all’interno. Sempre su questo lato si presentava l’arco d’ingresso intitolato ad Adriano; il dromos (passaggio d’accesso) era interamente rivestito di marmo giallo antico. Al di sopra del cubo di base era posato un tamburo realizzato in peperino e in opera cementizia tutto rivestito di travertino e lesene scanalate. Sullo strato successivo sorgeva un tumulo di terra alberato circondato da statue marmoree (ce ne restano frammenti). Il tumulo era infine sormontato da una quadriga in bronzo guidata dall’imperatore Adriano, raffigurato come il sole posto su un alto basamento o, secondo altri, su una tholos circolare. Un muro di cinta con cancellata in bronzo decorata da pavoni, due dei quali sono conservati al Vaticano, circonda il mausoleo.

prima foto blog angelo

Avete capito dove siamo? Ancora un indizio? Il mausoleo nel 403 divenne un forte baluardo oltre il Tevere per la difesa di Roma, perdendo così la sua funzione di sepolcro e iniziando quella di Castello. Durante il sacco dei Visigoti (410 d.C.) e quello dei Vandali di Genserico (455 d.C.) i romani scagliarono sugli invasori tutto ciò che avevano a disposizione, perfino una statua: la statua chiamata Fauno Barberini (o Satiro ubriaco), che fu ritrovata nei fossati negli anni a venire. Nei secoli il suo possesso fu oggetto di contesa di molte famiglie nobiliari romane. Luogo imprendibile, vide alternarsi innumerevoli eventi, addirittura matrimoni. Infatti nel 932 Maria, detta Mariozia, (figlia di Teodora ed il senatore di Roma Teofilatto), già amante di papa Sergio III (qui c’è gossip…) e moglie di Alberico I e poi di Guido di Toscana, forse per fare la “spiritosa”, volle celebrare il suo terzo matrimonio (che nemmeno Brooke di Beautiful sarebbe arrivata a tanto!!!) con Ugo di Provenza nella camera sepolcrale degli imperatori. Non fu una scelta azzeccata: durante il pranzo nuziale Alberico II (figlio del primo marito) apparve improvvisamente costringendo il neo sposo alla fuga ed imprigionando Marozia nelle prigioni del castello.
Nel 1367 il castello ospitò papa Urbano V al rientro dal suo esilio avignonese. Da quel momento il castello lega in maniera ufficiale la sua sorte a quella dei pontefici: grazie alla sua struttura solida e fortificata, i papi lo utilizzarono come rifugio nei momenti di pericolo, per ospitare l’Archivio ed il Tesoro del Vaticano, ma soprattutto come Tribunale e prigione. Ok, credo che ormai abbiate capito dove siamo: i nostri potenti motori si sono fermati a Castel Sant’Angelo!!!

solo castello

Ma sapete perché si chiama così? Una famosa leggenda romana collega il nome del castello a quello dell’Arcangelo Michele. Nella Roma del VII secolo, durante il papato di Gregorio Magno, la città era completamente devastata dal disordine, morte e carestia, sotto la piena del fiume Tevere e la ferocia della peste, che stavano decimando il popolo romano. Per provare a sollevare gli animi, il papa decise di organizzare una processione, per chiedere la misericordia divina, che durò tre giorni e coinvolse tutti i cittadini. Giunti davanti al Mausoleo di Adriano, il 29 agosto del 590, apparve a tutti i presenti la sagoma di un angelo che con un gesto teatrale riponeva la sua spada fiammeggiante nel fodero. Da quel momento l’epidemia di peste cessò ed in onore di quella visione il popolo romano ribattezzò il mausoleo con il nome di Castel Sant’Angelo. A riprova del fatto che non fu un’allucinazione collettiva (uno stato di trance dovuto al pellegrinaggio di tre giorni) la leggenda narra che, nel punto in cui si posarono i piedi dell’angelo, rimasero impresse le sue impronte e che le stesse siano ancora visibili, esposte ai Musei Capitolini.
Oltre a questa affascinante leggenda, il castello è ricordato anche per il racconto, piuttosto tetro, di un fantasma che nella notte tra il 10 e l’11 settembre compare lungo Ponte sant’Angelo: il fantasma della nobildonna Beatrice Cenci. La povera Beatrice, quando aveva 16 anni, fu oggetto di ripetute violenze da parte del padre Francesco. Lucrezia, la madre, pare assistesse inerte ai fatti così che la fanciulla scrisse direttamente al pontefice, ma senza ricevere alcuna risposta. A quel punto decise di coinvolgere i due fratelli, Giacomo e Berardo, per orchestrare una vendetta, uccisero il padre e mascherarono l’omicidio con una forte emorragia. L’alibi non resse a lungo, tutta la famiglia fu accusata di omicidio e la ragazza condannata morte. Il popolo romano, di gran cuore, difese la piccola Beatrice davanti ai giudici e la sue esecuzione fu posticipata di 25 giorni al termine dei quali, l’11 settembre del 1557, la ragazza fu comunque giustiziata. È così che è nata la leggenda della giovane che durante la notte tra il 10 e l’11 settembre percorre il ponte, con la sua testa in mano, ancora alla ricerca di una giustizia mai arrivata.

macchinetta ponte
Un’altra leggenda legata al castello parla di un certo Mastro Titta, boia dello Stato Pontificio, che tra un’esecuzione e l’altra gestiva un negozio di ombrelli accanto alla propria abitazione. Aveva casa e bottega sul lato destro del Tevere e, quando doveva eseguire una condanna (a volte addirittura nella piazza accanto al mio 47 Boutique Hotel- Piazza della Bocca della Verità), attraversava sempre Ponte Sant’Angelo; così è nato il famoso detto romano “Mastro Titta passa ponte”, per avvertire la popolazione che era in programma un’esecuzione.
Perciò miei cari piccoli motori ruggenti quando passerete per Roma e qualcuno malauguratamente vi dirà “Mastro Titta passa ponte” preparatevi a brutte sorprese…io vi ho avvertito!!!!
Wroooooommmm